
Uno schiaffo all'Autorità nazionale palestinese (Anp) del moderato Abu Mazen (Mahmud Abbas) e uno all'alleato americano in un colpo solo e con poche parole. Quelle necessarie a dire che il nuovo governo israeliano delle destre - con ruota di scorta laburista - non si ritiene impegnato dalla dichiarazione congiunta di Annapolis, sottoscritta nel 2007 su suggerimento di Washington per ribadire l'orizzonte dei due Stati quale traguardo finale del processo di pace in Medio Oriente. Non poteva essere più scoppiettante l'esordio al dicastero degli Esteri di Avigdor Lieberman, l'alfiere ultranazionalista del partito Israel Beitenu asceso al timone della diplomazia israeliana nella mega-compagine del premier Benyamin Netanyahu, presentata ieri in parlamento ed entrata oggi nel pieno delle sue funzioni. Un esordio rumoroso che non ha mancato di suscitare la reazione dell'Anp - a un tempo allarmata e irritata -, le inquietudini di molte cancellerie e le secche puntualizzazioni della Casa Bianca. Ma a cui non è seguita alcuna presa di distanza da parte di Netanyahu. L'occasione per fare esplodere i primi fuochi di artificio è stato il rituale passaggio di consegne al ministero fra Lieberman e Tzipi Livni, la leader centrista di Kadima che al nuovo esecutivo ha promesso una ferma opposizione da sponde moderate. Le intese di Annapolis, ha detto Lieberman a un certo punto, "non hanno valore" per il gabinetto entrante. Che - ha chiarito - si ritiene obbligato al rispetto della 'road map', il tracciato di pace delineato dai mediatori del Quartetto (Usa, Russia, Ue e Onu), non certo della dichiarazione del 2007: un documento formalmente "mai ratificato da alcun governo israeliano, né dal parlamento". Parole che hanno lasciato il segno. Tanto più che il tribuno di Israel Beitenu non si è fermato qui, aggiungendo a muso duro che "sbaglia chi pensa che per mezzo di rinunce e concessioni si possa ottenere rispetto e pace. Al contrario si avranno ancora guerre e più faremo rinunce più la situazione peggiorerà". "Dopo queste affermazioni, sono ancora più convinta ad aver fatto bene a restar fuori dal vostro governo", non ha potuto fare a meno di sussurragli Livni a microfoni ancora aperti. La replica vera, tuttavia, è riecheggiata qualche minuto più tardi dal quartier generale di Abu Mazen a Ramallah. Per bocca del portavoce Nabil Abu Rudeina il quale ha sollecitato la comunità internazionale e Washington in primis a prendere subito "una posizione chiara contro queste provocazioni, prima che le cose vadano di male in peggio". Un invito a cui una fonte dell'amministrazione di Barack Obama ha risposto da Londra, a margine della riunione del G20, ribadendo a stretto giro l'impegno degli Stati Uniti per una pace israelo-palestinese fondata sulla "soluzione dei due Stati" per due popoli. Il messaggio è diretto evidentemente a Netanyahu, esortato oggi a seguire la strada del processo di pace dallo stesso presidente israeliano Shimon Peres, durante la cerimonia ufficiale d'investitura del suo governo, ma rimasto poi silente sulle affermazioni di Lieberman. ATS
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