
Si conferma l'orizzonte di un governo di sole destre - laiche e confessionali - in Israele dopo che il leader laburista e ministro della Difesa uscente, Ehud Barak, si è oggi chiamato fuori dall'ipotesi di un accordo di più larghe intese con il premier incaricato e capofila del Likud (nazionalista) Benyamin Netanyahu. La decisione di Barak per il 'no' è stata confermata stasera, secondo i media online israeliani. Il leader laburista - che negli ultimi giorni era parso lasciare aperto uno spiraglio all'intesa, nonostante la contrarietà dell'ala sinistra del suo partito, duramente sconfitto alle elezioni del 10 febbraio, e il rifiuto già opposto a Netanyahu dai centristi di Kadima - ha motivato il diniego con le eccessive concessioni promesse dal premier incaricato a Israel Beitenu: il partito della destra radicale laica di Avigdor Lieberman capace di scavalcare alle urne i laburisti per il terzo posto e in corsa ora per una serie di ministeri importanti, dagli Esteri alla Giustizia. Se Barak non cambierà idea, Netanyahu non potrà a questo punto che ripiegare definitivamente su un governo formato dal Likud e da tutti e cinque gli altri partiti di destra ed estrema destra presenti in parlamento. Una coalizione non facile da gestire, secondo molti osservatori, nei rapporti con la comunità internazionale, ma anche sul fronte della tenuta interna: poiché diviso fra laici e religiosi e forte di non più di 65 seggi parlamentari su 120. ATS
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