
Il giorno dopo la chiusura delle urne, chi abbia vinto le elezioni resta in Israele questione controversa. Gli elettori hanno infatti riconfermato Kadima (centro), della signora Tzipi Livni, partito di maggioranza relativa con 28 seggi alla Knesset. Al tempo stesso però hanno decisamente rafforzato i partiti di destra - il cui schieramento ha ora la maggioranza numerica alla Knesset, come osservano con preoccupazione sia i palestinesi sia attori della comunità internazionale - dando, almeno sulla carta, al leader del Likud Benyamin Netanyahu, che ha ottenuto 27 seggi, reali possibilità di formare una coalizione di governo, in considerazione delle affinità ideologiche. Così stando le cose poco sorprende che la confusione sia grande e che sia la signora Livni, familiarmente chiamata Tzipi (nomignolo del nome Tzipora), sia il signor Netanyahu, noto col nominativo di Bibi (diminutivo di Benyamin), non abbiano perso tempo e già oggi si siano affrettati a incontrarsi col falco di Israel Beitenu (IB) Avigdor Lieberman, per discutere di possibili alleanze di governo. Insomma Tzipi e Bibi cercano di farsi lo sgambetto, ciascuno cerca di silurare le mosse del rivale. Ambedue affermano di voler un ampio governo di unità nazionale ma il provblema resta chi lo debba guidare. In seno a Kadima si ipotizza anche un accordo di rotazione nella poltrona di premier tra Kadima e Likud durante i quattro anni della legislatura, in una sorta di riedizione del patto di alternanza Shamir-Peres del 1984. Di questa situazione a trarre i maggiori vantaggi è sicuramente Lieberman nella sua posizione di corteggiatissimo capo del terzo partito del paese, con 15 seggi alla Knesset. ATS
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

