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Estero
Isis: suicide ma non schiave, il dramma delle yazide
Redazione
11 anni fa

Meglio suicide che vittime di violenza da parte dei jihadisti dello Stato islamico (Isis): è stata la drammatica scelta di alcune giovani donne yazide, membri della comunità curdofona irachena, così come emerge da un rapporto di Amnesty International. Il testo è stato pubblicato nelle stesse ore in cui le milizie curdo-irachene consolidano le recenti conquiste nel nord-ovest del Paese proprio a danno dell'Isis attorno al monte Sinjar, abitato in prevalenza da yazidi. Dall'estate scorsa, lo Stato islamico si è impadronito dell'area di Sinjar, confinante con la Siria, e solo nei giorni scorsi i peshmerga curdi, sostenuti dai loro "fratelli" siriani e yazidi e dai raid della coalizione internazionaleguidata dagli Usa, sono riusciti in parte a rompere l'assedio jihadista attorno al Sinjar. Nel suo ultimo rapporto, Amnesty ha confermato quanto già emerso nelle settimane scorse circa la ferocia dell'Isis contro le donne yazide: rapite, torturate, stuprate e ridotte in schiavitù. Alcune di queste - si legge nel testo - hanno preferito togliersi la vita. Jilan, 19 anni, è una di loro. Nel rapporto si afferma che la giovane si è suicidata durante la prigionia a Mosul perché temeva di essere stuprata. Una delle ragazze tenute nella stanza con Jilan e 20 altre tra cui due minorenni di 10 e 12 anni, ha dichiarato ad Amnesty: "Un giorno ci hanno dato degli abiti che sembravano costumi da danza, ci hanno detto di lavarci e poi d'indossarli. Jilan si è uccisa in quel momento, nel bagno. Si è tagliata i polsi e poi si è impiccata. Era una ragazza molto bella. Penso sapesse che di lì a poco sarebbe stata presa da un uomo e per questo si è tolta la vita". Un altro caso è quello di Wafa, 27 anni. "Lei e la sorella hanno tentato il suicidio la notte dopo che i loro rapitori le avevano minacciate di sottoporle a matrimonio forzato. Hanno cercato di strangolarsi con i veli ma due ragazze che dormivano nella stessa stanza si sono svegliate e le hanno fermate", è il racconto raccolto dall'organizzazione basata a Londra. Il rapporto è stato compilato grazie a circa 40 testimonianze - raccolte da Donatella Rovera, alta consulente per la risposta alle crisi di Amnesty - di donne sequestrate nel nord-Iraq. "Centinaia di donne e ragazze yazide hanno avuto la vita distrutta a causa dell'orrore della violenza sessuale e della schiavitù sessuale cui sono state sottoposte dallo Stato islamico durante la prigionia", ha detto Rovera. "Molte delle vittime di schiavitù sessuale erano ragazze di 14-15 anni o persino più giovani. I combattenti dello Stato islamico usano lo stupro come arma dei loro attacchi, che rappresentano crimini di guerra e crimini contro l'umanità" - ha aggiunto la ricercatrice.

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