
Si combatte casa per casa alla periferia di Kobane, la cittadina siriana a maggioranza curda a ridosso della frontiera con la Turchia da settimane assediata dai jihadisti dello Stato islamico, mentre le forze del regime di Damasco proseguono indisturbate i raid aerei su zone controllate dagli insorti in varie regioni del Paese, continuando a seminare morte anche fra i civili. Ed è stato rilasciato oggi padre Hanna Jallouf, il parroco francescano sequestrato da miliziani qaedisti con una ventina di fedeli nei giorni scorsi a Quniya, nel nord-ovest della Siria. Sono solo alcuni dei mille volti della guerra che da tre anni infiamma la Siria e l'intero Medio Oriente e che ha mietuto circa 200.000 morti e nove milioni tra sfollati e profughi. E la comunità internazionale continua ad apparire incapace di trovare risposte efficaci sul piano politico e militare. Da Ankara il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, ha ribadito che l'Alleanza atlantica non ha discusso l'eventualità di stabilire una zona di non sorvolo aereo a nord della Siria. Questa era stata la richiesta turca, che condiziona ogni suo intervento diretto alla creazione di una no-fly zone. "Non è realistico aspettarsi dalla Turchia che conduca da sola un'operazione terrestre" contro l'Isis in Siria, ha chiarito il ministro degli Esteri Mevlut Cavusoglu. Ma l'ipotesi di una zona di non sorvolo è stata respinta sia da Damasco che dal suo alleato russo. Da Mosca hanno affermato che ogni decisione in tal senso deve essere prima approvata dal Consiglio di sicurezza dell'Onu. Intanto, i raid aerei della coalizione internazionale anti-Isis, guidata dagli Stati Uniti, non hanno risparmiato alcune postazioni jihadiste a ridosso di Kobane. I leader militari curdi ribadiscono che i soli bombardamenti aerei non sono sufficienti a fermare l'avanzata dell'Isis, che dal 16 settembre cinge d'assedio quella che un tempo era la terza località a maggioranza curda della Siria. Secondo l'Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus), i jihadisti sono penetrati in città e ora controllano "più di un terzo" di Kobane. Fonti militari curde parlano di circa il 15-20 per cento di territorio ceduto all'Isis da parte delle milizie curde, che resistono ma chiedono a gran voce l'invio dal lato turco di rinforzi di uomini e di armi. In particolare, invocano l'invio di razzi anti-carro per fermare l'avanzata dei blindati dello Stato islamico, razziati durante le cavalcate estive nel nord dell'Iraq e nel nord-est siriano. Da quando l'Isis ha conquistato una settantina di villaggi attorno a Kobane, i profughi della regione sono in tutto 300.000. Di questi, circa 200.000 sono fuggiti in Turchia e gli altri nelle vicine e martoriate aree siriane. Secondo l'Ondus, le vittime - per lo più miliziani - cadute in battaglia sono circa 500. Gli scontri in Siria continuano anche a ovest di Kobane, ma tra due fronti diversi: miliziani anti-regime, appoggiati da qaedisti locali e stranieri, contro forze lealiste siriane, sostenute da jihadisti sciiti iracheni e libanesi e da Pasdaran iraniani. Si combatte in queste ore a Handarat, a nord di Aleppo. Altri bombardamenti aerei si sono registrati oggi nella cintura attorno a Damasco, dove l'aviazione del regime del presidente Bashar al Assad ha centrato una folla in un mercato di frutta e verdura ad Arbin. I morti accertati, per lo più civili, sono 22 (tra cui quattro minori) e i feriti oltre cento. Altri uccisi si sono registrati nella regione meridionale di Daraa, ad Enkhil, e nei rioni orientali di Aleppo, dove con fatica i miliziani anti-regime resistono all'assedio congiunto dei lealisti e dell'Isis.
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