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Estero
Isis: allarme ONU, ha armi per combattere altri due anni
Redazione
12 anni fa

L'Isis ha talmente tante armi che può andare avanti a combattere per altri due anni, conta su combattenti stranieri che arrivano da oltre 80 Paesi diversi, e fonti di finanziamento che gli fruttano ben oltre tre milioni di dollari al giorno: ad affermarlo, citando varie autorevoli fonti, è un nuovo, allarmante rapporto dell'Onu. Per "contenere e neutralizzare la minaccia" sono necessarie nuove misure e sanzioni da parte della comunità internazionale. L'ammontare di armi leggere e munizioni catturate dai jihadisti "sono sufficienti per consentire all'Isis di continuare a combattere ai livelli attuali da sei mesi a due anni", si legge nel documento, elaborato dal Comitato di analisi, sostegno e monitoraggio delle sanzioni per conto del Consiglio di sicurezza dell'Onu. L'Isis, afferma il rapporto, dovrebbe avere pochi problemi a mantenere "lo stato dell'arte" del materiale militare catturato all'esercito iracheno, che è di fatto nuovo, e appare a proprio agio con l'equipaggiamento pesante russo catturato alle forze armate siriane, grazie ad un'ampia disponibilità di parti di ricambio. Nel testo viene poi fatto un elenco delle armi a disposizione dei jihadisti, che vanno da vari tipi di fucili mitragliatori, fino ad armi pesanti, tra cui razzi e lanciarazzi, missili antiaerei portatili, pezzi d'artiglieria di vario tipo, carri armati T-55 e T-72, e centinaia di veicoli multiuso Humvee blindati e non, catturati ai militari iracheni. Il documento fa poi i 'conti in tasca' ai jihadisti, affermando che la fonte principale di finanziamenti che hanno sono le vendite di petrolio: fino a 47 mila barili al giorno messi sul mercato nero ad un prezzo che varia tra i 18 e 35 dollari a barile, per un totale compreso tra 846 mila e 1,645 milioni di dollari al giorno. Ci sono poi le estorsioni, che fruttano diversi milioni al mese, e i riscatti per i rapimenti, che in 12 mesi hanno portato nelle casse dell'Isis tra i 35 e 45 milioni di dollari, e i proventi delle vendite di reperti archeologici trafugati in Iraq e Siria, anche eseguendo scavi "con i bulldozer". Nella parte finale, il rapporto avanza quindi una serie di "raccomandazioni" per nuove sanzioni e misure: in particolare, il sequestro dei camion cisterna per il petrolio in arrivo dalle zone controllate dall'Isis in Iraq e Siria, così come il divieto di decollo o atterraggio agli aerei nelle stesse zone, ad eccezione di quelli carichi di aiuti umanitari, e anche una moratoria sulle transazioni riguardo ogni tipo di antichità in arrivo dai due Paesi senza una chiara e legalmente certificata provenienza. Ma il rapporto raccomanda anche "una azione nazionale e multilaterale più concertata per far fronte alle idee e immagini tossiche che l'Isis e altri gruppi filo al Qaida promuovono". In conclusione, si legge nel rapporto, è necessaria "una strategia globale da parte del Consiglio di Sicurezza, che abbia un'ampia base e sia adeguatamente ambiziosa".

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