
Sono 300.000 gli iracheni che hanno dovuto abbandonare le loro case in Iraq a causa dei combattimenti delle ultime sei settimane nell'ovest del Paese tra insorti qaedisti e di altri gruppi sunniti e le forze governative. Lo ha reso noto l'Alto commissariato dell'Onu per i rifugiati (Unhcr) in un comunicato. I rifugiati sono stati costretti a lasciare le loro case a causa delle violenze intorno alle città di Falluja e Ramadi, nella provincia di Al Anbar, che dall'inizio dell'anno sono state investite da un'offensiva dei miliziani qaedisti dello Stato islamico dell'Iraq e del Levante (Isis). I 300.000, che si aggiungono a una popolazione già esistente di 1,1 milioni di rifugiati interni, sono ospitati in maggior parte presso scuole, moschee, edifici pubblici e hanno urgente bisogno di assistenza umanitaria. "Donne incinte e bambini necessitano di assistenza medica, mentre tutte le famiglie hanno bisogno di acqua potabile, latte, pannolini, cibo, letti, e materiale da cucina", sottolinea il comunicato dell'Unhcr.
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