
Con un'ennesima escalation di attentati, il terrorismo in Iraq rafforza la sua nuova offensiva a poche settimane dal previsto ritiro delle forze Usa dalle città irachene: oltre 65 persone sono state uccise in meno di 24 ore, falciate da un raffica di kamikaze, autobomba e ordigni. Solo questa mattina gli attacchi a Baghdad sono stati almeno quattro, il più grave dei quali è stato messo a segno un attentatore suicida che si è fatto saltare in aria in un affollato mercato popolare del quartiere Dora. Obiettivo designato era una pattuglia di soldati americani a piedi. Il bilancio, secondo l'agenzia irachena Nina, è di 15 morti e 30 feriti, tra cui numerose donne e bambini. Nel pomeriggio, il comando militare americano a Baghdad ha poi confermato le prime indicazioni secondo cui tra i morti ci sono anche tre soldati Usa. Alcune ore prima, due poliziotti erano stati uccisi e altre 20 persone, tra cui altri 12 poliziotti, erano state ferite dall'esplosione di un ordigno nascosto in una pattumiera di una caserma di polizia nella parte Ovest della città. E ancora, tre poliziotti e due civili sono stati feriti nel quartiere al Zafaraniya da un ordigno esploso al passaggio di una pattuglia di polizia. Quasi allo stesso tempo, nella città settentrionale di Kirkuk, un kamikaze ha fatto strage tra i miliziani della locale Sahwa, ovvero uno dei comitati tribali sunniti che, finanziati da Baghdad, combattono contro al Qaida: il bilancio è sette morti e quattro feriti. L'attentatore si è infiltrato e fatto saltare in aria in un loro centro, peraltro un luogo altamente simbolico, perché allestito in una villa appartenuta al famigerato Ali il Chimico. Tutto questo, poche ore dopo uno dei più sanguinosi attentati a Baghdad da diverse settimane: nella serata di ieri, nel quartiere a maggioranza sciita al Shula un'autobomba parcheggiata tra un ristorante ed una gelateria, a quell'ora particolarmente affollati, ha causato la morte di 40 persone e il ferimento di altre 83. Dopo un notevole calo di violenza sin dalla metà dello scorso anno, dall'inizio del 2009 il numero degli attentati - e la loro micidiale efficacia - è tornato a salire, sino a far registrare solo il mese scorso almeno 355 morti. Un fenomeno particolarmente allarmante in vista dell'avvio del disimpegno delle forze americane, ovvero il loro ritiro nelle caserme dal prossimo 30 giugno, primo passo concreto prima del ritiro totale entro il 2011. Il governo presieduto da Nuri al Maliki non ha commentato la recente ondata di attentati, ma il 24 aprile ha affermato di aver assestato un duro colpo ad al Qaida, arrestando il suo presunto leader in Iraq, Abu Omar al Baghdadi. Da allora, il numero e l'intensità degli attentati sembra però essere ancora aumentato. ATS
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