
Rapimenti, torture, sevizie e omicidi sommari: contro gli omosessuali iracheni è iniziata negli ultimi mesi una campagna di terrore che le autorità non fanno nulla per fermare. Al contrario, in alcuni casi gli stessi poliziotti sarebbero complici di efferati delitti. Lo afferma l'organizzazione Humans Rights Watch (Hrw) in un rapporto di 67 pagine diffuso oggi, nel quale si denuncia che "centinaia di gay o semplicemente persone sospettate di essere tali" sono state uccise "dalle milizie che da gennaio imperversano a Baghdad e in altre città irachene". Capelli troppo lunghi, pantaloni attillati o pettegolezzi sono diventati una possibile sentenza di morte che arriva, sostiene l'organizzazione, secondo un copione ormai prestabilito: uomini armati prelevano la vittima, la torturano e la uccidono. Il cadavere, orribilmente mutilato, viene poi lasciato come monito nel quartiere in cui l'uomo viveva. Responsabili dell'ondata di violenza omofoba, suggerisce Hrw, sono milizie vicine all'esercito del Mahdi del leader radicale sciita Moqtada Al-Sadr, nella cui roccaforte di Baghdad, il quartiere Sadr City, sono stati registrati numerosi omicidi del genere. Proprio nello stesso periodo, spiega Hrw, rappresentanti dell'organizzazione davano il via a una violenta campagna contro "il terzo sesso e la femminilizzazione dell'Iraq". Le relazioni omosessuali consensuali tra adulti non sono proibite dalla legge irachena, ma il governo, denuncia l'Ong, "non fa nulla per fermare questi omicidi". ATS
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