
Sin dal 2004, un numero crescente di bambini sono stati reclutati in Iraq da milizie o gruppi di insorti, in alcuni casi per essere impiegati come attentatori suicidi, ha denunciato oggi una inviata speciale del Segretario generale dell'Onu, al termine di una missione di sei giorni a Baghdad. I bambini in Iraq sono "vittime silenziose" della violenza, "molti di loro non vanno più a scuola, vengono reclutati per attività violente o detenuti, mancano dei più basilari servizi e manifestano una vasta gamma di disturbi psicologici per la violenza nella loro vita quotidiana", ha affermato Radhika Coomaraswamy, rappresentate di Ban Ki-moon per l'infanzia e i conflitti armati. Solo il 40 per cento dei bambini ha accesso ad acqua potabile pulita, mentre è possibile una diffusione del colera, ha detto ancora l'inviata dell'Onu in un comunicato diffuso dall'agenzia Aswat al Iraq, in cui esorta inoltre tutte le parti a fornire alle agenzie umanitarie libero e indipendente accesso ai bambini in varie zone del Paese. Coomaraswamy ha inoltre esortato la comunità internazionale ad assistere i Paesi vicini dell'Iraq dove circa due milioni di iracheni hanno trovato rifugio dalla guerra, per far sì che i piccoli profughi iracheni possano essere protetti e possano avere accesso a servizi fondamentali come assistenza sanitaria e insegnamento. L'inviata dell'Onu ha inoltre lanciato un appello affinché "la pace in Iraq cominci con la protezione dell'infanzia". ATS
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