
Dopo anni di aspre polemiche, rifiuti, rinvii, il premier britannico Gordon Brown ha annunciato oggi ai Comuni l'avvio dell'inchiesta sull'entrata in guerra della Gran Bretagna in Iraq, indagine che coprirà eventi che vanno dal 2001 al luglio di quest'anno, dopo che sarà stato ultimato il ritiro delle truppe britanniche. Era dal 2003 - anno dell'invasione - che i partiti d'opposizione chiedevano un'inchiesta, in particolare sui passaggi che portarono il premier Tony Blair a unirsi al conflitto accanto agli Stati Uniti, e sulla vicenda delle armi di distruzione di massa irachene, usate da americani e britannici come giustificazione per l'intervento, ma che non esistevano. Brown ha detto che l'inchiesta sarà "indipendente dal governo", ma si terrà a porte chiuse, per evitare di mettere a rischio la sicurezza nazionale esponendo informazioni riservate. La commissione avrà accesso a tutti i documenti ufficiali, e a ogni testimone che vorrà sentire, senza eccezioni. "L'inchiesta ha lo scopo di farci imparare la lezione che emerge da questa vicenda, spesso controversa, e migliorare la nostra democrazia e la nostra diplomazia. Non servirà a dare colpe", ha detto Brown. La commissione sarà presieduta dal Sir John Chilcot, presidente della Federazione delle forze di polizia e ex sottosegretario all'Irlanda del Nord, e i suoi lavori dureranno un anno, al termine del quale il rapporto verrà discusso ai Comuni e ai Lord. Chilcot fece parte anche dell'Inchiesta Butler sugli errori dell'intelligence nei rapporti sulle armi di distruzione di massa. Poche settimane fa le truppe britanniche hanno concluso le operazioni di combattimento in Iraq, e il loro ritiro si concluderà entro il 31 luglio. Nella campagna, durata sei anni, hanno perso la vita 179 soldati. Il conflitto è costato ai contribuenti circa 6,5 miliardi di sterline. ATS
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