
Il governo britannico ha dato il via oggi ad un'inchiesta sul coinvolgimento della Regno Unito nella guerra in Iraq, durante la quale verrà chiesto all'ex premier Tony Blair di testimoniare. L'avvio dell'indagine era stato annunciato dal premier Gordon Brown a metà giugno dopo anni di polemiche, richieste e rinvii. A presiederla sarà Sir John Chilcot, presidente della Federazione delle forze di polizia ed ex sottosegretario all'Irlanda del Nord. Contrariamente a quanto detto da Brown al momento dell'annuncio, gran parte delle udienze si terranno a porte aperte. Era dal 2003 - anno dell'invasione dell'Iraq - che i partiti d'opposizione chiedevano un'inchiesta, in particolare sui passaggi che portarono Blair a entrare in guerra accanto agli Usa, e sulla vicenda delle armi di distruzione di massa irachene, usate da americani e britannici come giustificazione per l'intervento, ma che non esistevano. Il governo aveva finora resistito alle richieste, aspettando il ritiro delle truppe dall'Iraq, ora quasi concluso. I soldati britannici rimasti nel Paese ora sono solo 150, impegnati per lo più nell'addestramento delle forze irachene. Illustrando i dettagli dell'inchiesta - la quinta sul conflitto iracheno, ma la prima ad essere condotta in maniera indipendente - Chilcot ha sottolineato stamane che si tratta di un lavoro "enorme" per il quale sarà necessario molto tempo. "Un periodo di un anno non sarà abbastanza. Credo che si riuscirà ad arrivare alla conclusione al più presto verso la fine del 2010, ma non escludo che si debba proseguire più a lungo", ha detto, sottolineando di voler fare in modo che "più gente possibile" segua le udienze, che perciò potrebbero essere "trasmesse per televisione o su internet". La commissione d'inchiesta, che ha già dato inizio ai lavori richiedendo i primi documenti governativi, è formata da Sir Roderick Lyne, un ex diplomatico, dalla baronessa Usha Kumari Prashar, membro della camera dei Lord e della commissione parlamentare per i diritti umani, e da due storici, Sir Martin Gilbert e Sir Lawrence Freedman. Secondo quanto annunciato da Chilcot, grande rilievo verrà dato alle testimonianze delle famiglie dei 179 soldati britannici uccisi nel conflitto e le prove verranno presentate il più possibile "in un contesto storico". La commissione, ha sottolineato il suo presidente, affronterà la questione con "mente aperta" allo scopo di "rivedere le prove in maniera indipendente". Non si tratta, ha aggiunto Chilcot, di "processare" le azioni di nessuno, ma se sarà necessario la commissione non si asterrà "dal fare critiche". "Se nell'esaminare le prove ci rendessimo conto che qualcuno non ha fatto il proprio dovere, che ha commesso degli errori o che ha agito in maniera sbagliata, certamente lo diremo e lo diremo chiaramente", ha detto, sottolineando che personaggi chiave come Tony Blair verranno probabilmente sentiti verso la fine dell'indagine, per assicurarsi che vengano fatte loro le domande giuste. "E' importante che l'inchiesta abbia l'autorità necessaria per svolgere il suo lavoro. Il governo non deve riuscire ad interferire per tenere Blair e Brown fuori dai riflettori, per una sua convenienza politica prima delle elezioni. Tony Blair ha ordinato questa guerra disastrosa e Gordon Brown ha firmato gli assegni. Se non compariranno in pubblico quest'inchiesta sarà una farsa", ha dichiarato il leader dei liberaldemocratici Nick Clegg. ATS
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