
I risultati definitivi delle elezioni amministrative svoltesi il 31 gennaio scorso in 14 delle 18 province del Paese, confermano la vittoria, seppur leggermente ridimensionata rispetto alle prime proiezioni, della lista sciita moderata del premier Nuri al-Maliki, che ottiene un buon successo anche nelle province sunnite. I candidati dell'Alleanza per lo Stato di Diritto, inizialmente indicati come vincitori in ben nove distretti, si assicurano le due più importanti province del Paese, Baghdad e Bassora, assieme alle altre quattro delle regioni sciite del sud (Babil, Wasit, Qadisiya, Dhi Qar), ma sono costretti acondividere il primato dei seggi in tre province (Najaf,Muthanna, Missan) con i diretti avversari della lista del leader sciita Abd al-Aziz al-Hakim, che pure sostiene il governo in parlamento. A Kerbala, città natale del premier dove la sua listasembrava esser stata in un primo tempo sconfitta, i nomi dell'Alleanza arrivano a pari merito con una lista locale. Il successo politico di Maliki si misura comunque anche nei risultati definitivi della provincia di Salah ad-Din, tradizionale roccaforte sunnita, espugnata invece dalla lista del premier che si aggiudica il merito di aver spostato, per la prima volta nella storia contemporanea del Paese, i voti sunniti verso candidati sciiti. A sorpresa, nella provincia settentrionale di Ninive, con capoluogo la città mista arabo-curda di Mossul, la lista formata dai partiti arabi ha superato quella del fronte curdo. Sul fronte sunnita, nel governatorato occidentale di al-Anbar si conferma invece la vittoria dei Consigli per il risveglio, le associazioni tribali anti al Qaida, che potranno ora contare sui seggi ottenuti dalla formazione del moderato Saleh al-Mutlaq per estromettere i radicali del Partito islamico, attestatosi come seconda forza della regione. ATS
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