
È di 33 morti, tra cui numerosi civili e due giornalisti, e di una cinquantina di feriti il bilancio definitivo dell'attentato suicida che stamani ha scosso la cittadina di Abu Ghraib, a nord-ovest di Baghdad, già tristemente nota per l'omonima prigione chiusa in seguito all'inchiesta per le torture inflitte da soldati americani a detenuti iracheni. Fonti della sicurezza locali citate dalle agenzie irachene affermano che i due giornalisti uccisi, Haydar Suhayl e Suhayb Adnan, erano entrambi della tv satellitare al-Baghdadiya, per la quale lavorava anche Muntazar al-Zaidi, l'autore nel dicembre scorso del lancio di scarpe contro l'allora presidente americano George W. Bush. Secondo la ricostruzione fornita dalla polizia, un'autobomba è esplosa intorno a mezzogiorno nei pressi del mercato popolare di Abu Ghraib, al passaggio di un folto gruppo di persone, composto da agenti delle forze di sicurezza, da dignitari tribali della regione e giornalisti locali, diretti a un incontro per la riconciliazione nazionale organizzato nella vicina sede del governatorato. Nell'attentato sono rimasti feriti gravemente anche altri quattro tra giornalisti e cameramen della tv satellitare al-Iraqiya. Secondo uno degli operatori tv feriti, citato dal comunicato dell'osservatorio iracheno per le libertà giornalistiche, subito dopo l'esplosione alcuni uomini armati non meglio identificati hanno aperto il fuoco contro la folla dagli edifici circostanti il luogo dell'attentato. In un altro episodio, due persone sono state uccise e altri sei, tra cui un poliziotto, sono rimaste ferite nella provincia settentrionale di Mossul nell'esplosione di un'autobomba fatta detonare al passaggio di una pattuglia della polizia. L'attentato è avveuto a Hamdaniya, località a maggioranza cristiana a sud di Mossul. ATS
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