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Estero
Iraq: alla sbarra il 'lanciatore di scarpe' contro Bush
Redazione
18 anni fa

Ammanettato, ma a testa alta e con una bandiera dell'Iraq attorno al collo, il giornalista iracheno che il 14 dicembre lanciò le sue scarpe contro l'allora presidente Usa George W. Bush, ha fatto oggi il suo ingresso nel tribunale di Baghdad per la prima udienza del processo a suo carico. Con calma, Muntazar al Zaidi, che nel frattempo è diventato una sorta di 'eroe' per molti iracheni e molti arabi, al giudice ha raccontato la sua versione dei fatti. Prima ha detto di essere stato torturato e picchiato in carcere, quindi ha affermato: "Il sorriso glaciale" di Bush, ha detto, gli aveva fatto salire il sangue alla testa. "Ho pensato ad un milione di martiri" causati dall'invasione, di cui a suo dire il presidente americano sarebbe "il maggiore responsabile". E ancora "alle moschee perquisite, alle donne stuprate". "All'improvviso, non c'ho visto più, è ho lanciato prima una scarpa e poi l'altra", mancando di poco Bush che stava tenendo accanto al premier Nuri al Maliki la sua ultima conferenza stampa da presidente a Baghdad. "Questo e il bacio d'addio dal popolo iracheno, cane", gli ha quindi urlato contro, prima di essere immobilizzato. Nel mondo arabo, già solo mostrare la suola di una scarpa è un grave insulto, così come l'appellativo "cane". Ma con il suo gesto al Zaidi, 30 anni, reporter della tv satellitare al Baghdadiya, si è guadagnato la stima di una buona fetta dello sterminato popolo di internet. Il filmato del 'lancio' è stato cliccato oltre un milione di volte su youtube, mentre su Facebook ci sono centinaia di gruppi a lui dedicati, il maggiore dei quali ha quasi 120 mila adesioni. Secondo quanto riferiscono fonti di stampa, egli ha da allora avuto offerte di lavoro, l'apprezzamento da parte del presidente venezuelano Hugo Chavez e persino una offerta di matrimonio da un'egiziana. A Tikrit, città natale del defunto ex presidente Saddam Hussein gli hanno anche dedicato una grande statua, a forma di scarpa, che però è stata rimossa appena tre giorni dopo la sua inaugurazione. Sull'esito del processo, ora egli è "ottimista, conta sul suo proscioglimento, perché non ha tentato di uccidere Bush e stava solo esprimendo la sua opinione", ha affermato uno deisuoi 25 avvocati, Diyha al Saadi. Se sarà giudicato colpevole di "aggressione ad un capo di Stato straniero", rischia 15 anni di carcere. Ma secondo al Zaidi, si tratta di un'incriminazione errata, poiché "Bush non era in visita ufficiale. Non poteva essere ospite in un Paeseche occupa" con le sue truppe. Un ragionamento che in qualche modo sembra aver fatto breccia nella corte, visto che il giudice, nell'aggiornare il processo al 12 marzo, HA affermato che "abbiamo deciso di prendere contatto con il governo, per sapere se la visita del presidente Bush fosse una visita ufficiale o meno". ATS

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