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Estero
Iran: tutti contro Trump, l'Ue tenta di salvare l'accordo
Redazione
8 anni fa

Il giorno dopo il grande strappo sull'Iran, l'ira di Teheran e degli europei si abbatte su Donald Trump. Londra, Parigi e Berlino, i cui appelli al presidente americano sono stati completamente snobbati, si mostrano compatte nel definire "inaccettabile" la decisione di ritirare gli Usa dall'accordo del 2015 e di ripristinare le sanzioni. Tentano quindi di passare al contrattacco, con May, Macron e Merkel che si dicono pronti ad aprire un confronto con le autorità iraniane già nei prossimi giorni, per cercare di salvare un'intesa che loro - assicurano - intendono rispettare. Tanto più che l'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea) ha ribadito come l'Iran stia mantenendo tutti gli impegni presi. L'appuntamento per fare il punto della situazione tra i ministri degli Esteri di Francia, Germania, Regno Unito e i rappresentanti della Repubblica islamica è già fissato per lunedì prossimo. Ma Trump appare irremovibile e lancia un nuovo monito perentorio: se il regime iraniano riprenderà con il suo programma nucleare, "le conseguenze saranno molto dure". E, lungi dall'ammorbidire la sua posizione, il presidente americano ribadisce come siano già in arrivo "sanzioni molto severe", quelle che potrebbero colpire anche tutti i Paesi che fanno affari con Teheran e che scatteranno in due fasi: la prima tra 90 giorni, la seconda tra 180 giorni. Un lasso di tempo in cui qualcuno spera - ma non troppo - in una ricomposizione della situazione. Mentre i mercati mostrano qualche preoccupazione per gli ultimi sviluppi, col prezzo del petrolio a New York ai massimi dal 2014, sopra i 71 dollari al barile. Intanto nella regione mediorientale la tensione è già alle stelle, con proteste e bandiere americane bruciate in strada a Teheran, la guida suprema iraniana Ali Khamenei che definisce Trump "stupido e superficiale" e i venti di guerra che soffiano al confine con Israele. Il fattore dominante in queste ore è la grande incertezza. Anche perché la mossa della Casa Bianca non prevede al momento scenari alternativi a quello dell'uscita dall'odiato accordo fortemente voluto da Barack Obama. Nessun 'piano B' insomma, nessuna nuova strategia pensata per ora da Trump per riempire il vuoto creato dalla sua decisione. Un vuoto pericoloso, secondo molti analisti, che mettono in guardia dai rischi di un rafforzamento dei falchi a Teheran, quelli che negli ultimi anni erano stati tenuti a bada dall'ala più moderata e dialogante rappresentata dal presidente Hassan Rohani e dal ministro degli esteri Javad Zarif. Mentre il tycoon spera che con il ripristino delle sanzioni cresca il malessere della popolazione e aumentino le chance per un cambiamento di regime. Alla luce di quanto accaduto, comunque, l'unica cosa che appare ormai certa è la definitiva svolta impressa da Trump alla politica estera americana. Una svolta tutta improntata al dogma dell'America First e che comporta un riposizionamento generale degli Usa sullo scacchiere internazionale, anche a rischio di un isolamento dagli alleati storici.

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