
Lo ha annunciato il ministero degli esteri di Teheran – Sull'accordo dovrà ora pronunciarsi l'amministrazione del presidente statunitense Donald Trump – TUTTI GLI AGGIORNAMENTI

Iran e Oman hanno raggiunto un accordo sulle nuove rotte di transito per le navi nello Stretto di Hormuz, sul quale entrambi i paesi si affacciano. Non è ancora un'intesa definitiva e non significa che la strategica striscia d'acqua sarà automaticamente riaperta e priva di rischi, ma è un passo importante che potrebbe portare ad un nuovo periodo di tregua. Intanto il presidente staunitense Donald Trump continua a minacciare nuovi attacchi se Teheran non seguirà le sue indicazioni.
«Le coordinate geografiche sono state approvate», ha dichiarato il portavoce del ministero degli esteri iraniano, Esmail Baghaei, precisando che Iran e Oman stanno lavorando ad una «dichiarazione congiunta» a patto «che terze parti non vengano a ostacolare il processo». L'evidente riferimento è agli Stati Uniti.
Secondo il funzionario, infatti, pur in presenza di un'intesa «persistono fattori di rischio» come il blocco navale imposto da Washington e «altre azioni aggressive e minacciose contro l'Iran e i suoi interessi». Inoltre, lo stretto rimarrebbe chiuso finché persisteranno quelle che Teheran definisce «violazioni da parte degli Stati Uniti», stando a quanto riferito da fonti iraniane informate all'emittente televisiva di Stato iraniana Irib. «La riapertura di Hormuz dipende da un cambiamento nel comportamento di Washington», sottolineano le fonti.
Trump, invece, continua da una parte ad ostentare ottimismo e dall'altra a minacciare Teheran. «Lo stretto aprirà molto presto oppure subiranno un colpo durissimo, e allora lo stretto si aprirà», ha avvertito.
L'intesa raggiunta da Iran e Oman - che deve essere ancora approvata ufficialmente dalla guida suprema Mojtaba Khamenei e che, secondo le autorità iraniane, riguarda solo Teheran e Muscat e non deve ricevere alcun via libera da parte di Trump - oltre alle nuove rotte secondo il sito statunitense di notizie politiche Axios ipotizza un cessate il fuoco di 60 giorni. Prevede poi un piano di 30 giorni per bonificare e rimuovere le mine dalla corsia centrale dello Stretto e per i primi due mesi una «tassa di servizio» finalizzata a coprire le spese per la sicurezza del carico, il personale e la protezione dell'ambiente marino. Allo scadere dei 60 giorni l'Iran prevede di introdurre ufficialmente pedaggi e tariffe di transito obbligatorie per tutte le navi mercantili e le petroliere, un punto sul quale l'amministrazione americana si è detta irrevocabilmente contraria.
Nel frattempo, un rapporto dell'emittente televisiva statunitense Cnn sulle scorte militari a disposizione del Pentagono ha mandato su tutte le furie il segretario alla difesa Pete Hegseth. Secondo l'analisi, infatti, la guerra con l'Iran sta esercitando una pressione senza precedenti sulle riserve di armamenti che hanno raggiunto livelli «pericolosamente bassi». Le operazioni militari in Medio Oriente, sostiene Cnn, hanno portato all'uso di parte considerevole degli intercettori per la difesa aerea più avanzati, spingendo Washington a rivalutare i rischi di una campagna prolungata.
In particolare, le forze armate americano hanno impiegato quasi l'80% degli intercettori Thaad e circa la metà di quelli Patriot rispetto alle scorte preconflitto. Nelle ostilità, l'esercito ha usato praticamente tutti i missili terra-terra a lungo raggio a guida di precisione a sua disposizione. Una circostanza che, se fosse confermata, sarebbe una cattiva notizia anche per l'Ucraina.
Cnn ha aggiunto che la riduzione delle scorte di intercettori, unita alle valutazioni dei servizi segreti e alle pressioni degli alleati del Golfo Persico preoccupati per la propria difesa aerea, ha contribuito a convincere alcuni dei principali consiglieri di Trump a sostenere l'annullamento della vasta operazione militare prevista per lo scorso fine settimana.
Anche i paesi del Golfo hanno espresso nuove preoccupazioni su come la carenza di sistemi di difesa aerea potrebbe influire sulla loro capacità di contrasto di eventuali rappresaglie iraniane, qualora Trump decidesse di intensificare il conflitto in corso. «Non è vero, vergognatevi», è stata la dura replica a Cnn del capo del Pentagono.
I ribelli islamisti yemeniti Houthi, sostenuti dall'Iran, hanno dichiarato di aver attaccato un'altra petroliera saudita, la seconda in un solo giorno, proseguendo il blocco marittimo dichiarato contro Riad.
In un comunicato, il portavoce militare degli Houthi Yahya Saree ha indicato che i ribelli hanno preso di mira la petroliera saudita Daisy nel Golfo di Aden con un missile balistico.
L'accordo sullo Stretto di Hormuz raggiunto tra Iran e Oman e sul quale ora dovrà pronunciarsi l'amministrazione del presidente statunitense Donald Trump mira - secondo indiscrezioni mediatiche raccolte dall'agenzia di stampa italiana Ansa - a ripristinare una tregua tra Washington e Teheran per far ripartire i negoziati per un'intesa definitiva sulla navigazione nello Stretto e sulla questione nucleare.
* NUOVA TREGUA E NUOVI NEGOZIATI. Sulla falsa riga del protocollo d'intesa di Islamabad (Pakistan), si prevede un cessate il fuoco di 60 giorni che potrà essere prorogato, col congelamento degli attacchi da entrambe le parti e la ripresa dei negoziati di giugno per tentare di raggiungere un'intesa non solo sulle rotte commerciali nello Stretto ma anche sul nucleare.
* IL TRAFFICO NELLO STRETTO. Durante questi due mesi, il traffico in entrata (direzione Golfo Persico) transiterà esclusivamente lungo una corsia settentrionale situata all'interno delle acque territoriali iraniane, ponendo di fatto queste navi sotto la diretta sorveglianza e il controllo di Teheran. Quello in uscita (direzione Mar Arabico) percorrerà una corsia meridionale all'interno delle acque territoriali dell'Oman, gestita dalle autorità di Muscat in stretto coordinamento con l'Iran.
* LO SMINAMENTO. Previsto un piano di 30 giorni per bonificare e rimuovere le mine dalla corsia centrale dello Stretto. Una volta liberata, questa diventerà un corridoio centrale permanente per i flussi in entrambe le direzioni. L'Iran starebbe quindi valutando l'apertura a operazioni di sminamento dello Stretto di Hormuz da parte di paesi europei.
* COSTI DI TRANSITO. Non si applicheranno pedaggi fissi per i primi 60 giorni. Verrà tuttavia introdotta una "tassa di servizio" finalizzata a coprire le spese per la sicurezza del carico, il personale e la protezione dell'ambiente marino. Allo scadere dei 60 giorni l'Iran prevede di introdurre ufficialmente pedaggi e tariffe di transito obbligatorie per tutte le navi mercantili e le petroliere, ma questo sarà uno dei nodi da sciogliere nelle trattative.
I colloqui tra Israele e Libano a Roma, mediati dagli Stati Uniti, si sono conclusi con diverse ore di anticipo, riferisce il quotidiano in linea The Times of Israel, spiegando che la sospensione è stata chiesta dall'ambasciatore israeliano negli Stati Uniti, Yechiel Leiter, dopo aver accusato la delegazione libanese di aver «ripetutamente diffuso false informazioni ai media libanesi».
A causa delle fughe di notizie, ha detto una fonte al giornale israeliano, Leiter ha chiesto ai mediatori statunitensi di sospendere i colloqui odierni prima della loro conclusione prevista. Tuttavia la ripresa dei colloqui è comunque programmata per domani.
Nei colloqui tra Libano e Israele in corso a Roma, Beirut «ha chiesto il rinnovo e il rafforzamento della tregua per otto settimane o 60 giorni», riferiscono fonti libanesi all'emittente televisiva panaraba Al Arabiya aggiungendo che ci sono «progressi in tutti i percorsi di negoziazione con Israele».
«Progressi significativi» si registrano anche «nel dossier dei confini», secondo le stesse fonti.
Iran e Oman hanno raggiunto un accordo sulle rotte nello Stretto di Hormuz, rende noto il ministero degli esteri di Teheran, citato dall'emittente televisiva panaraba Al Arabiya, precisando che sono state «concordate le caratteristiche geografiche del percorso» marittimo nello Stretto.
«Una dichiarazione congiunta di Iran e Oman è nelle sue fasi finali», ha aggiunto il portavoce del ministero, Esmail Baghaei.
I lavori proseguono a patto «che terze parti non vengano a ostacolare il processo», ha precisato Baghaei, citato dall'agenzia di stampa ufficiale della Repubblica islamica (Irna, controllata dal governo), in un evidente riferimento agli Stati Uniti.
L'esercito israeliano ha affermato di aver iniziato attacchi nel Libano meridionale «in risposta a una palese violazione del cessate il fuoco da parte dell'organizzazione terroristica Hezbollah».
Poco prima il portavoce dell'esercito dello Stato ebraico (Idf) aveva diffuso un ordine urgente di evacuazione del villaggio di al-Mansouri, nel sud del paese dei cedri. ''A seguito della violazione dell'accordo di cessate il fuoco da parte di Hezbollah, l'Idf è costretto a reagire con forza'', si leggeva nella nota.
«L'Idf non intende arrecarvi danno, per la vostra sicurezza, dovete evacuare immediatamente le vostre case e allontanarvi dal villaggio verso nord per almeno 1000 metri, in un'area aperta. Chiunque si trovi in prossimità di elementi di Hezbollah, delle loro strutture e dei loro mezzi di combattimento mette a repentaglio la propria vita».
Da gennaio a giugno, l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha documentato 50 casi di ritardi nell'assistenza medica ai palestinesi in Cisgiordania.
Le forze israeliane hanno imposto chiusure ancora più estese ai checkpoint e ai posti di blocco nel governatorato di Nablus in seguito all'attacco dei coloni del 24 luglio, e hanno «ostacolato significativamente» l'accesso all'assistenza sanitaria, anche ritardando l'arrivo delle ambulanze. È quanto riporta l'Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha), secondo quanto riferisce l'Ong Human Rights Watch (Hrw) in una nota.
«Le forze israeliane in Cisgiordania non solo non riescono a garantire ai palestinesi l'accesso alle cure di emergenza, ma ritardano anche il trasporto dei pazienti in ospedale con le ambulanze», ha dichiarato Bill Van Esveld, direttore associato per i diritti dei minori presso Human Rights Watch. «Israele costringe con spaventosa regolarità i pazienti con emergenze mediche a lunghe deviazioni o attese, mentre i preziosi minuti necessari per salvare le loro vite scorrono via».
L'ultimo episodio, riporta Hrw, la chiusura delle strade in Cisgiordania da parte di Israele il 27 luglio 2026 che ha causato un grave ritardo nell'arrivo di un'ambulanza che trasportava una donna palestinese incinta in condizioni critiche. «Il feto della donna non è sopravvissuto al parto d'urgenza e la sua vita è stata ulteriormente messa in pericolo quando i soldati hanno costretto l'equipaggio dell'ambulanza a spegnere le apparecchiature mediche per almeno 20 minuti».
Nonostante un video registrato dal paramedico Bashar al-Qaryuti, l'ufficio del portavoce militare israeliano, secondo quanto riferito, ha dichiarato che «l'affermazione secondo cui i soldati dell'Idf hanno ritardato un'ambulanza al checkpoint di Awarta è falsa».
Le Nazioni Unite si sono dette «allarmate» dall'impennata delle esecuzioni in Iran, con almeno 56 persone giustiziate con l'accusa di minaccia alla sicurezza nazionale a partire dalle prime impiccagioni legate alle proteste di inizio anno.
«Dal 19 marzo, almeno 56 persone sono state giustiziate con l'accusa di minaccia alla sicurezza nazionale, di cui 27 in casi collegati alle proteste di inizio anno», e «oltre 100 altre rischiano la pena di morte per accuse simili», ha dichiarato in un comunicato l'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Türk.
Qualsiasi accordo tra Iran e Oman sulle future modalità di navigazione nello Stretto di Hormuz non porterebbe alla riapertura immediata di questa strategica via navigabile, secondo quanto riportato dall'emittente statale iraniana Irib, che cita una fonte informata. Lo scrive Al-Jazeera.
La fonte ha affermato che i negoziati sulle future modalità di navigazione si stanno svolgendo esclusivamente tra Teheran e Muscat e «non hanno nulla a che fare con gli Stati Uniti». «Un possibile accordo tra Iran e Oman sulle modalità di transito delle navi attraverso lo Stretto di Hormuz non ha nulla a che vedere con l'immediata riapertura dello stretto», ha aggiunto la fonte.
Anche se Iran e Oman dovessero raggiungere un accordo, lo stretto rimarrebbe chiuso finché persisteranno quelle che Teheran definisce «violazioni da parte degli Stati Uniti», secondo quanto riportato. «La riapertura dello Stretto di Hormuz dipende da un cambiamento nel comportamento degli Stati Uniti e dalla correzione delle loro violazioni», ha affermato la fonte.
Queste dichiarazioni giungono dopo le indiscrezioni diffuse dai media iraniani secondo cui Teheran sarebbe vicina a raggiungere un'intesa con Muscat su un nuovo corridoio di navigazione, a condizione che gli Stati Uniti cessino di interferire nei negoziati. I funzionari iraniani hanno ripetutamente accusato Washington di tentare di influenzare i negoziati e di ritardare un accordo attraverso minacce militari.
«L'approccio del presidente statunitense Donald Trump ai colloqui con l'Iran è contraddittorio e inaffidabile». Lo ha dichiarato un membro della Commissione per la sicurezza nazionale e la politica estera del Parlamento iraniano.
«Trump ha affermato per 75 volte che lo Stretto di Hormuz era aperto, mentre in realtà non lo era», ha sottolineato Esmaeil Kosari, secondo quanto riportato dalla televisione di Stato, aggiungendo: «ha anche parlato per 106 volte della sconfitta dell'Iran e per 88 volte di un imminente accordo tra il suo Paese e l'Iran».
La capacità dell'Iran di trarre profitto dallo stretto di Hormuz "diminuirà, ma potrebbe non scomparire mai del tutto" e "anche se le tariffe che l'Iran può imporre diminuiranno nel tempo, la sua influenza strategica non si affievolirà necessariamente. Anzi, potrebbe persino rafforzarsi man mano che il regime istituzionalizza la propria influenza regionale".
Lo scrive l'Economist in un'analisi intitolata 'Per quanto tempo l'Iran potrà utilizzare Hormuz come arma?' la cui conclusione è, appunto, che Teheran potrebbe continuare a sfruttare lo Stretto sia per ottenere entrate sia per mantenere una forte leva geopolitica ben oltre la fine della guerra.
L'Economist ricorda come per Hormuz passi circa il 20% del petrolio e del gas naturale liquefatto mondiale. Con la guerra, i Paesi del Golfo hanno cercato alternative. L'oleodotto est-ovest dell'Arabia Saudita, che evita lo stretto attraversando la penisola fino al porto Yanbu sul Mar Rosso, trasportava solo 1 milione di barili al giorno per l'esportazione prima della guerra. Oggi funziona a una capacità di 7 milioni.
Gli Emirati Arabi Uniti hanno sfruttato al massimo il loro oleodotto Habshan-Fujairah, che trasporta 1,8 milioni di rispetto a 1 milione di barili al giorno prima della guerra. Circa 200.000 transitano attraverso un oleodotto iracheno più piccolo, un tempo inattivo, verso la Turchia.
I Paesi del Golfo stanno poi costruendo oleodotti alternativi, ma non saranno sufficienti a sostituire completamente lo Stretto. Inoltre anche le vie alternative hanno rischi. Per lasciare Yanbu si passa per Bab al-Mandab, vulnerabile agli attacchi Houthi alleati dell'Iran, oppure attraverso il canale di Suez, che sbocca sul Mediterraneo. Ma il 29 luglio un drone ha colpito una petroliera a Damietta, a soli 50 km in linea d'area da quello sbocco.
E, se per il petrolio esistono alcune alternative, per carburanti raffinati e gas naturale liquefatto (Gnl) sono molto limitate. Nuove infrastrutture richiederanno anni di lavori e potrebbero essere vulnerabili a nuovi attacchi.
Gli Houthi yemeniti, sostenuti dall'Iran, hanno dichiarato di aver attaccato una petroliera saudita al largo di Yanbu, nel Mar Rosso, mentre i ribelli continuano il loro dichiarato blocco marittimo dell'Arabia Saudita.
Il gruppo «ha colpito con successo la petroliera saudita 'Wafa' nel Mar Rosso settentrionale, al largo della costa di Yanbu, con diversi missili balistici», ha affermato il loro portavoce militare Yahya Saree in una dichiarazione video, aggiungendo che si tratta dell'ottava nave presa di mira dall'inizio del blocco il 22 luglio.
Hamas si prepara a trasferire le sue attività clandestine in territorio turco. L'organizzazione terroristica ha iniziato a preparare il trasferimento delle sue attività dietro le quinte, come i dipartimenti di pianificazione e di sicurezza informatica, mentre secondo fonti palestinesi le attività pubbliche della leadership di Hamas rimarranno in territorio qatariota. Lo scrive la testata israeliana Kan News.
Hamas ha iniziato a preparare il trasferimento delle sue attività svolte dietro le quinte, come la pianificazione e i dipartimenti informatici, in territorio turco: lo ha annunciato per la prima volta questa mattina durante il programma 'This Morning' del telegiornale di Canale 2.
Ieri sera Kan ha pubblicato la notizia che le forze di sicurezza del Qatar hanno limitato gli spostamenti della leadership di Hamas sul territorio qatariota, imponendo loro di ottenere un'autorizzazione per qualsiasi ricevimento o riunione ufficiale che i leader dell'organizzazione tengano nella capitale Doha.
Ciò è dovuto alla delusione del Qatar per la decisione di Hamas di nominare Khalil al-Hayya come leader dell'organizzazione, dopo aver esercitato pressioni dietro le quinte affinché Khaled Meshaal assumesse la carica.
Al-Hayya appartiene all'asse iraniano, mentre Mashaal si considera parte dell'asse Qatar-Fratelli Musulmani. Fonti palestinesi hanno riferito a Here News che, in seguito all'elezione di Al-Hayya, il Qatar ha deciso di punire Hamas.
Le forze israeliane hanno effettuato un potente bombardamento nella città di Kfar Tebnit, che si trova nel Libano meridionale nella zona di Nabatieh. Lo afferma l'agenzia libanese Nna, secondo cui gli israeliani hanno inoltre effettuato un nuovo massiccio bombardamento nella città di Haddatha, nel distretto di Bint Jbei.
Nna riporta inoltre, nelle ultime ore, di importanti operazioni di bombardamento nella zona di Al-Mashaa, tra le città di Al-Mansouri e Majdal Zoun nel distretto di Tiro.
L'agenzia libanese segnala pure, ieri sera e ieri pomeriggio, attacchi di droni sul quartiere di Al-Ruwais, alla periferia di Nabatieh.
Il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu ha affermato in un video pubblicato sulla sua pagina Facebook ufficiale di «rimanere fermo» sulle sue «posizioni in materia di sicurezza. Non ci ritireremo dalle nostre attuali linee finché Hamas non sarà completamente disarmato».
Il premier israeliano ha poi aggiunto che vengono date «istruzioni ai soldati delle forze di difesa israeliane di fare tutto il necessario per difendere se stessi, i nostri territori e i nostri cittadini».
Netanyahu ha poi concluso sottolineando che «il presidente Trump e il suo team pensano di poter disarmare Hamas e smilitarizzare Gaza: stiamo valutando la situazione. Ci hanno inviato una bozza, non l'abbiamo approvata e abbiamo inviato le nostre osservazioni».
Il segretario alla Difesa americano Pete Hegseth ha respinto la validità di quanto riportato dalla Cnn, secondo cui, dall'inizio della guerra all'Iran, gli Usa avrebbero esaurito l'80% dei missili intercettori Thaad e il 50% di Patriot.
«Quel titolo NON è vero, Cnn. Vergognatevi», ha scritto Hegseth su X, postando la foto di un momento della trasmissione in cui è stata presentata la vicenda con il relativo banner riassuntivo e la citazione dell'80% dei Thaad in meno.
«Non odiamo abbastanza i media delle fake news», ha aggiunto.
«La ragione principale del ritardo nell'accordo tra Iran e Oman sulla gestione dello Stretto di Hormuz è l'ingerenza degli Stati Uniti e le minacce del presidente Donald Trump». Lo ha dichiarato un funzionario informato, citato da Sepah News, affiliata alle Guardie Rivoluzionarie.
«Finché continueranno queste manovre da parte degli Stati Uniti, l'accordo subirà dei ritardi», ha aggiunto, sottolineando che «Teheran non concluderà alcun accordo sotto la minaccia di tali azioni».
Nel frattempo, secondo PressTV, un «alto funzionario iraniano» ha affermato che «i colloqui tra Teheran e Muscat sono entrati in una nuova fase, grazie a una reciproca intesa».
L'obiettivo dei colloqui è quello di istituire un corridoio intermedio attraverso lo Stretto di Hormuz per garantire la navigazione sicura, tutelando al contempo i diritti dell'Iran in quanto Stato costiero. Il corridoio dovrebbe sostituire le attuali rotte settentrionali e meridionali, ha aggiunto.
Il conflitto con l'Iran sta esercitando una pressione senza precedenti sulle scorte di missili statunitensi, raggiungendo livelli «pericolosamente bassi». Le operazioni militari, riporta la Cnn, hanno portato all'uso di parte considerevole degli intercettori per la difesa aerea più avanzati, spingendo Washington a rivalutare i rischi di una campagna prolungata.
Le forze armate Usa hanno impiegato quasi l'80% degli intercettori Thaad e circa la metà di quelli Patriot rispetto alle scorte pre-conflitto. Nelle ostilità, l'esercito ha usato praticamente tutti i missili terra-terra a lungo raggio a guida di precisione a sua disposizione.
La Cnn ha aggiunto che la riduzione delle scorte di intercettori, unita alle valutazioni d'intelligence e alle pressioni degli alleati del Golfo, preoccupati per la propria difesa aerea, ha contribuito a convincere alcuni dei principali consiglieri del presidente Donald Trump a sostenere l'annullamento della vasta operazione militare prevista per lo scorso fine settimana.
Il Center for Strategic and International Studies ha stimato che, prima dell'inizio della guerra contro l'Iran, gli Stati Uniti disponessero di circa 2.200 missili Patriot (relativi alle due varianti più moderne della piattaforma) e 452 missili Thaad.
Anche i Paesi del Golfo hanno espresso nuove preoccupazioni su come la carenza di sistemi di difesa aerea potrebbe influire sulla loro capacità di contrasto di eventuali rappresaglie iraniane, qualora Trump decidesse di intensificare il conflitto in corso.
Diversi di questi Paesi fanno affidamento sui sistemi di difesa aerea statunitensi e hanno riconosciuto che la carenza di scorte potrebbe ostacolare la loro capacità di intercettare attacchi missilistici e di droni provenienti dall'Iran, in particolare se dovessero diventare bersagli in risposta a un'escalation americana.
La questione delle scorte è emersa nuovamente prima della decisione del presidente, presa lo scorso fine settimana, di annullare nuovi attacchi contro l'Iran: si tratta almeno della seconda volta nelle ultime settimane in cui gli alti consiglieri militari di Trump hanno espresso preoccupazioni specifiche riguardo alla riduzione delle munizioni statunitensi chiave, nel corso di discussioni su una possibile escalation del conflitto con l'Iran.
«Le forze armate americane sono le più potenti al mondo e dispongono di tutto il necessario per agire nel momento e nel luogo scelti dal presidente - ha commentato il portavoce del Pentagono, Sean Parnell -. Abbiamo condotto con successo numerose operazioni sotto diversi comandi operativi, garantendo al contempo che le forze armate statunitensi dispongano di un vasto arsenale di capacità per proteggere il nostro personale e i nostri interessi».
«Sono stati fatti molti progressi» e un accordo «è possibile domani o dopodomani», vale a dire mercoledì o giovedì. È quanto ha detto Donald Trump, poco prima di imbarcarsi sull'Air Force One a Los Angeles dove è ancora martedì sera allo scopo di raggiungere Las Vegas, a una domanda sull'ipotesi rilanciata da Axios, secondo cui l'intesa sull'apertura dello Stretto di Hormuz è attesa oggi, mercoledì 5 agosto. «Mi hanno chiamato e hanno detto: 'Per favore, parliamone'. Vogliono parlare. La cosa buffa è che non l'avevano mai detto; dicono sempre: 'Non trattiamo'. Ma poi chiamano, vogliono parlare, stiamo parlando», ha aggiunto.