
L'Iran sta attraversando una vera e propria "crisi" dopo la contestata rielezione del presidente Mahmud Ahmadinejad e per "riguadagnare la fiducia perduta del popolo" la Repubblica islamica dovrà creare "un'atmosfera di libertà in cui ognuno possa esprimere le sue critiche". Parole durissime quelle usate oggi dall'ex presidente Akbar Hashemi Rafsanjani, sostenitore del candidato moderato sconfitto Mir Hossein Mussavi, che per la prima volta dopo la consultazione ha parlato come guida della preghiera del venerdì a Teheran. Intanto migliaia di oppositori di Ahmadinejad si erano radunati intorno all'Università, dove si svolgeva la cerimonia, ma sono stati caricati dalle forze di sicurezza, che hanno lanciato gas lacrimogeni ed eseguito diversi arresti. Rafsanjani, una cui figlia, Faezeh, era stata arrestata per alcune ore per aver partecipato alle proteste di piazza del dopo-elezioni, ha gettato dubbi sul risultato ufficiale, affermando che l'Iran ha bisogno di "un presidente che sia voluto dal popolo" e attaccando il Consiglio dei Guardiani, incaricato di sovrintendere alla regolarità del voto. Questo organismo, ha detto, "non ha usato nel miglior modo possibile" il tempo supplementare che gli aveva dato la Guida suprema, ayatollah Ali Khamenei, per esaminare le denunce di brogli presentati dai candidati sconfitti. Rafsanjani ha anche chiesto che siano liberati tutti gli arrestati dopo le elezioni e che vengano presentate le "condoglianze" ai familiari delle persone rimaste uccise nella repressione delle manifestazioni di piazza. ATS
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