
Il procuratore generale dell'Iran, Ghorbanali Dorri Najafabadi, ha ammesso che alcuni dei detenuti per le proteste post elettorali sono stati torturati nelle prigioni iraniane. Lo scrive il New York Times online riferendo che Ghorbanali, in una conferenza stampa, ha parlato di "errori" che hanno portato "a pochi, dolorosi, casi che non possono essere difesi: chi vi è coinvolto dovrà essere punito". Tra gli "errori di cui ha parlato il procuratore generale, il primo alto dirigente iraniano a riconoscere che ci sono state torture, c'è "l'incidente di Kahrizak", in riferimento alla morte di alcuni detenuti nella prigione di Kahrizak, situata nella zona sudorientale di Teheran. Secondo l'agenzia Ilna, citata dal Nyt, Dorri Nafajabadi ha affermato di aver cercato di cambiare l'andamento delle cose dopo aver preso il controllo sugli arresti che venivano eseguiti da polizia e milizia Basiji. Il quotidiano americano giudica le dichiarazioni del procuratore come il segnale di "continue divisioni all'interno del governo iraniano". A conferma, il Nyt riporta che Dorri Nafajabadi ha raccomandato il rilascio di Said Hajjran, un importante personaggio del campo riformatore la cui famiglia ha denunciato che è stato sottoposto a torture e che la scorsa settimana è stato trasferito in un sito con accesso ad un centro medico. Il procuratore generale ha poi riferito che sono stati 100 al giorno gli arresti da quando sono cominciate le proteste contro l'esito dichiarato delle elezioni, ma che si sono fatti tutti gli sforzi possibili per liberare ogni giorno altrettante persone. Secondo Ghorbanali nelle prigioni iraniane ci sono attualmente 200 detenuti per fatti collegati alle manifestazioni. L'altissimo dirigente del sistema giudiziario iraniano ha parlato mentre è in corso il processo contro la ricercatrice francese Clotilde Reiss e due dipendenti delle ambasciate di Londra e Parigi a Teheran. ATS
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