
Il parlamento iraniano ha avviato una procedura per potere esaminare con urgenza una proposta di legge che punta a trasformare quattro vice-presidenze in ministeri e che ha lo scopo di ridurre la libertà di manovra del presidente Mahmud Ahmadinejad. Secondo quanto riferisce l'agenzia ufficiale Mehr, 117 deputati su 213 hanno votato sì alla richiesta di procedure d'urgenza per la legge che trasforma le vicepresidenze incaricate del turismo e della fondazione dei martiri in ministeri e che raggruppa in un solo ministero quelle per lo sport e la gioventù. Si tratta di incarichi che proprio negli ultimi giorni Ahmadinejad ha affidato a suoi fedelissimi. Il cambiamento è tutt'altro che formale perché secondo la Costituzione i ministri devono essere approvati dai deputati e possono essere oggetto di un voto di sfiducia. I vice presidenti, pur essendo membri a pieno titolo del governo, non sono controllabili e censurabili dal parlamento. L'agenzia ha spiegato che "i deputati all'origine di questa proposta di legge pensano che trasformando i vicepresidenti in ministri, anch'essi dovranno rispondere davanti al parlamento dei loro atti". Attualmente ci sono undici vicepresidenti e 21 ministri. Quali debbano essere i ministeri di cui si compone il governo lo decide il parlamento. Altro sgarbo del parlamento nei confronti di Ahmadinejad: stando all'agenzia ufficiale Irna, la grande maggioranza dei deputati ha sottoscritto un elogio del ministro dell'informazione e dei servizi segreti Gholamhossein Mohseni Ejei. "Gli uomini di Dio si distinguono sempre nelle contigenze importanti e difficili, uscendone vincitori", si legge nell'elogio firmato da 210 deputati. "Abbiamo assistito a un grande esame al quale è stato sottoposto il ministro, il quale ha fatto la scelta giusta sostenendo la dignità della guida suprema", si legge ancora. Mohseni Ejei era stato esautorato da Ahmedinejad domenica scorsa dopo un alterco nel corso del quale il ministro aveva sostenuto le ragioni della guida suprema sul caso della inopportunità della presenza al governo di Esfandar Rahim Mashaie, consuocero del presidente. Dopo le elezioni del 12 giugno, in cui Ahmadinejad è stato riconfermato, si è evidenziato un sordo conflitto tra la presidenza e la maggioranza del parlamento, spesso identificata con gli ambienti più conservatori. Ne è nato un braccio di ferro che ha avuto il suo apice con la richiesta di dimissioni del primo vice presidente, Esfander Rahim Mashaie. Ahmadinejad - in base alla legge vigente - ha potuto non accogliere le richieste in tal senso da parte di parlamentari. ha ceduto soltanto quando è intervenuto la guida suprema Ali Khamenei. ATS
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