
Nonostante le polemiche e le critiche piovute sul presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad anche dal campo conservatore dopo la sua rielezione nella contestate presidenziali del 12 giugno, il Parlamento si è mostrato oggi compatto nel concedere la fiducia a 18 dei 21 ministri da lui proposti per il nuovo governo. Un risultato migliore di quello ottenuto nel 2005, all'inizio del suo primo mandato. I tre bocciati sono i candidati ministri dell'Energia, del Welfare e dell'Istruzione. Quattro anni fa il Parlamento aveva negato la fiducia a quattro ministri, tra i quali quello, importantissimo, del Petrolio. Un'approvazione plebiscitaria è stata tributata al ministro della Difesa Ahmad Vahidi, ricercato dall'Interpol nell'ambito di un'inchiesta per un attentato avvenuto nel 1994 all'Associazione di mutua assistenza israelo-argentina (Amia) di Buenos Aires, che fece 85 morti e 200 feriti. Quando il presidente del Parlamento, Ali Larijani, ha letto il risultato del voto a suo favore, molti deputati hanno intonato slogan di sostegno a Vahidi. Il Parlamento ha anche concesso la fiducia alla prima donna ministro della Repubblica islamica, la ginecologa Marzieh Vahid-Dastjerdi, che diventa titolare del dicastero della Salute. La prima donna ministro nella storia dell'Iran, Farrokhru Parsa, titolare dell'Istruzione ai tempi dello Scià, era stata fucilata dopo la rivoluzione islamica del 1979. Il Parlamento ha bocciato le altre due donne proposte da Ahmadinejad: Susan Keshavarz per l'Istruzione e Fatemeh Ajorlu per il Welfare. Il nuovo governo può mettersi da subito al lavoro in attesa che Ahmadinejad nomini, entro tre mesi, i candidati ai tre ministeri rimasti vacanti. ATS
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

