
Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama chiede alle autorità di Teheran e al popolo iraniano "di fare il passo giusto", e, allo stesso tempo, esclude qualsiasi intromissione da parte di Washington. Una scelta di realpolitik quella espressa dal presidente americano che rimane favorevole all'avvio di un dialogo con Teheran, comunque andranno le cose, ha detto oggi nel giardino delle rose della Casa Bianca, incontrando i giornalisti insieme con il presidente della Corea del Sud Lee Myung-bak. La breve conferenza stampa è stata dedicata soprattutto alla questione nordcoreana, ma subito prima di lasciare il palchetto allestito all'aperto, il presidente ha risposto brevemente ad una domanda sull'Iran. In realtà, Obama ha sostanzialmente ripetuto quanto aveva affermato ieri. E in particolare ha ribadito la "profonda preoccupazione" degli Stati Uniti e della comunità internazionale per le incertezze e le violenze post-elettorali in Iran. Obama ha espresso la speranza che autorità e popolo iraniani "faranno il passo giusto" per esprimere e rispondere "alle voci e alle aspirazioni", ricordando che è sua intenzione "difendere con forza il principio universale in base al quale le voci devono essere ascoltate e non soppresse". Secondo il presidente degli Stati Uniti l'ordine dato dalla Guida suprema, l'ayatollah Ali Khamenei, agli organi competenti di esaminare con cura la richiesta di annullamento del voto presentata dal candidato moderato Mir Hossein Mussavi "indica che anche lui capisce che il popolo ha profonde preoccupazioni sull'elezione". Obama ha confermato l'intenzione degli Stati Uniti di mantenere la linea della realpolitik, dato che non sarebbe utile, per Washington, dare l'impressione di "intromettersi" in una vicenda interna iraniana. "Non sarebbe produttivo, vista la storia delle relazioni Usa-Iran, dare l'impressione di intromettersi, dare l'impressione che il presidente americano si intromette", ha detto l'inquilino della Casa Bianca senza mai citare il nome dei due candidati. Ma, ha aggiunto Obama riferendosi alle violenze delle ultime ore, "non è così che i governi dovrebbero interagire con i loro popoli". Proprio su questo punto gli europei appaiono più duri degli Usa. Oggi, il presidente francese Nicolas Sarkozy - da Libreville, in Gabon -ha definito "l'ampiezza dei brogli proporzionale alla violenza della reazione". Il presidente, confermando la sua grande preoccupazione, ha aggiunto: "queste elezioni sono una cosa esecrabile (...) Il popolo iraniano merita altro". È un dramma, ma non è una cosa negativa avere un vero movimento d'opinione che cerca di liberarsi dalle catene". ATS
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