
Decine di migliaia di sostenitori dell'ex candidato moderato alle elezioni iraniane Mir Hossein Mussavi sono tornate a sfilare oggi nel centro di Teheran, senza l'autorizzazione del governo, contro il risultato ufficiale delle presidenziali del 12 giugno, da cui è uscito rieletto Mahmud Ahmadinejad. Ma lo stesso Ahmadinejad ha affermato che il voto è stato "una vittoria della causa rivoluzionaria". Mussavi, che oggi è tornato a chiedere l'annullamento delle elezioni, denunciando brogli, ha chiamato per domani i suoi sostenitori ad osservare una giornata di lutto, recandosi nelle moschee o tenendo "raduni pacifici", in memoria delle sette persone uccise lunedì al termine di una gigantesca manifestazione dell'opposizione. Secondo le tradizioni sciite, i morti vengono commemorati nel terzo, settimo e quarantesimo giorno dal decesso. Ricorrenze che, durante la rivoluzione di 30 anni fa, si trasformavano regolarmente in occasioni per nuove manifestazioni. Continuano intanto gli arresti di esponenti riformisti. Oggi é stata la volta di Hamid Reza Jalaipur, professore di sociologia all'Università di Teheran, e dell'economista Said Laylaz. I sostenitori di Mussavi si sono riuniti nel pomeriggio di oggi sulla Piazza Haft-e-Tir, nel centro di Teheran, e sono sfilati pacificamente fino alla Piazza Enghelab in silenzio, come avevano fatto nel raduno di ieri. Poco prima del tramonto, le forze anti-sommossa sono tornate a prendere posizione su alcuni degli incroci principali della città, distanti anche più di dieci chilometri dal percorso della manifestazione, in previsione di nuovi scontri durante la notte, come quelli avvenuti nei giorni scorsi. Tra i principali sostenitori di Mussavi vi è l'ex presidente pragmatico Akbar Hashemi Rafsanjani, la cui figlia, Faezeh, ha tenuto ieri un discorso alle decine di migliaia di sostenitori dell'ex candidato moderato nel nord di Teheran. Oggi quattro organizzazioni di studenti fondamentalisti hanno chiesto "l'arresto e un processo pubblico" per Faezeh e suo fratello Mehdi, affermando che hanno avuto "un ruolo diretto nel provocare la gente". Un segno che lo scontro di questi giorni coinvolge i vertici politici e religiosi del regime. Ai giornalisti stranieri è stato vietato di seguire i raduni non autorizzati, in particolare dunque quelli in favore di Mussavi. Oggi il ministero degli esteri ha accusato alcuni media stranieri di farsi "portavoce" dei "rivoltosi". E i Pasdaran, i Guardiani della rivoluzione, hanno emesso un severo avvertimento anche contro la diffusione di notizie e immagini sulle proteste attraverso Internet, minacciando di "misure molto pesanti" i trasgressori. Negli ultimi giorni molti siti Internet hanno diffuso in tutto il mondo immagini delle manifestazioni, riprese con i cellulari dagli stessi manifestanti. ATS
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