
Mir Hossein Mussavi, il candidato moderato alle elezioni presidenziali di venerdì, è "praticamente agli arresti domiciliari", perché gli è impedito di avere contatti con attivisti politici. Lo ha detto oggi all'agenzia Ansa Rajab Ali Mazrui, dirigente del principale raggruppamento riformista, il Mosharekat, con cui ieri lo stesso Mussavi avrebbe dovuto avere una riunione poi cancellata. Mussavi non si vede in pubblico dalla sera di venerdì, quando in una conferenza stampa aveva rivendicato la vittoria. Un altro incontro con i giornalisti, inizialmente programmato per ieri, è stato cancellato. Mussavi ha fatto sentire ieri la sua denuncia di pesanti brogli nelle elezioni attraverso un comunicato pubblicato dal suo sito internet Qalam News, che oggi è stato oscurato insieme a diversi siti riformisti, compreso quello di un altro ex candidato, Mehdi Karrubi. Mazrui ha detto che il Mosharekat doveva avere un incontro ieri con Mussavi "per decidere le prossime mosse da adottare", ma l'iniziativa è stata impedita, sia con l'isolamento dell'ex candidato moderato, sia con gli arresti dei principali dirigenti riformisti, avvenuti tra il pomeriggio e la serata di ieri. Intanto almeno cento riformisti iraniani sono stati arrestati nella notte. Tra loro vi è anche il fratello dell'ex presidente Mohammed Khatami. Lo ha dichiarato Mohammed Ali Abtahi, che fa parte del gruppo dei riformisti. "Sono stati portati via dalle loro case nella notte", ha detto Abtahi, aggiungendo di aspettarsi che nelle prossime ore vengano effettuati altri arresti. Già ieri pomeriggio diversi responsabili dei riformisti erano stati arrestati a Teheran, tra cui Mohsen Mirdamadi, capo del Fronte della partecipazione, vicino all'ex presidente Mohammad Khatami, Mustapha Tadjadeh, ex vice ministro dell'interno, Mohsen Aminzadeh, ex vice ministro degli esteri, e Abdollah Ramazanzadeh, già portavoce del governo durante la presidenza di Khatami. In carcere sono finiti anche la signora Zohreh Aghajari e Said Shariati, della squadra del candidato moderato Mir Hossein Mussavi sconfitto nelle elezioni presidenziali di venerdì. Per tutta la giornata di ieri e anche in nottata i sostenitori di Mussavi sono scesi a migliaia nelle strade e piazze di diverse zone della capitale, scontrandosi con le forze antisommossa dei Pasdaran, con un bilancio di diversi feriti e arrestati. Secondo il sito online della tv araba al-Arabiya, vi sono stati anche tre morti. Ancora a tarda sera lo slogan "morte al dittatore" si poteva udire ancora alzarsi da alcune piazze, insieme all'ululato delle sirene della polizia. Le stesse grida provenivano da gente radunata sui tetti e sulle terrazze di molte case. In questa atmosfera di crescente tensione, oltre alla rete di messaggi sms, bloccata già da due giorni, ieri sera anche le linee dei telefoni cellulari sono state tagliate. Il fine sembra essere quella di togliere la possibilità di comunicare ai sostenitori di Mussavi per organizzare i loro raduni. Anche l'accesso ai siti internet di Mussavi - dove nella notte è stato pubblicato un appello alla calma e a non fare ricorso alla violenza - e del candidato riformista Mehdi Karrubi è diventato quasi impossibile. ATS
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