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Estero
Iran-Israele, dopo 30 anni un primo contatto
Redazione
17 anni fa

Un forum internazionale sulla non proliferazione, tenuto a porte chiuse dietro i paraventi di una delle sale di un albergo di lusso al Cairo e destinato in teoria a rimanere riservato. E' stata questa, secondo rivelazioni emerse oggi a un mese di distanza, l'occasione del primo, inatteso incontro tra funzionari governativi in carica di Israele e Iran dall'epoca della caduta dello scià, 30 anni or sono, sotto i colpi della rivoluzione islamica. Un contatto asettico fra esperti, in una sede multilaterale e senza implicazioni negoziali di sorta, mentre restano evidenti l'ostilità reciproca, le tensioni generate dai programmi nucleari di Teheran e lo scetticismo d'Israele rispetto alla bozza d'accordo presentata appena ieri a Vienna dall'Agenzia atomica dell'Onu (Aiea) sul tavolo dei colloqui Iran-Usa-Russia-Francia. Ma a suo modo un fatto storico, a dispetto del clima teso - e a tratti aspro - in cui, stando ai racconti di testimoni oculari, si sarebbe svolto. A far cadere il 'segreto' su quanto accaduto al Cairo, è stato oggi il giornale Haaretz di Tel Aviv, sulla scia di indiscrezioni riecheggiate in un primo momento in Australia. Indiscrezioni che hanno trovato poi conferme molteplici, in barba alla smentite di rito del governo iraniano e alle puntualizzazioni stizzite delle fonti ufficiali israeliane. I contatti, ha svelato Haaretz, sono avvenuti il 29 e il 30 settembre scorsi nell'ambito di un'unica circostanza, un simposio - suddiviso in varie sessioni - organizzato in Egitto dalla 'Commissione internazionale per la non proliferazione nucleare e il disarmo': foro di dialogo promosso dagli ex ministri degli Esteri di Australia e Giappone, Gareth Evans e Yoriko Kawaguchi. All'incontro hanno partecipato analisti, esponenti politici e diplomatici americani, europei, di nazioni della Lega Araba e di altri Paesi. Per Israele c'era un ex come Shlomo Ben Ami, già ministro degli Esteri laburista in fama di 'colomba', ma anche una funzionaria di governo in carica come Meirav Zafary-Odiz, dell'Agenzia atomica nazionale. Per l'Iran, Ali Asghar Soltanieh, ambasciatore all'Aiea. Secondo testimonianze riportate da Haaretz, e confermate poi al Cairo, la riunione si è tenuta sotto la presidenza di un moderatore di prestigio, l'attuale primo ministro australiano Kevin Rudd (al cui entourage sembra si debba la violazione del patto di riservatezza). E Zafaray-Odiz e Soltanieh non si sono stretti la mano, né parlati separatamente, limitandosi a scambiarsi alcune domande e risposte nel corso dei giri di tavolo e a difendere - non senza scambi di accuse - i punti di vista tradizionali dei rispettivi Paesi. A un certo punto l'ambasciatore iraniano avrebbe chiesto direttamente a Zafary-Odiz se Israele ha un arsenale atomico (come si ritiene unanimemente, ma non è mai stato riconosciuto in modo ufficiale), ricevendo come unica replica un accenno di sorriso. Interpellato oggi per un commento, un portavoce di Teheran ha negato con risolutezza ogni ipotesi di "negoziato" con Israele, bollato sprezzantemente come "il regime fantoccio e illegittimo" dei sionisti. Mentre la portavoce dell'agenzia atomica israeliana, Yael Doron, ha ammesso a mezza bocca l'avvenimento, pur ridimensionandone il senso ("nessun dialogo o interazione diretta con l'Iran", ha tagliato corto). E non senza rimproverare velatamente gli australiani di non aver saputo mantenere il silenzio. ATS

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