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Estero
Iran: inizia tra scintille campagna per voto 26 febbraio
Redazione
11 anni fa

Oltre 6.230 candidati ai blocchi di partenza per conquistare i 290 seggi del Majlis, il Parlamento iraniano. Da domani comincia ufficialmente la campagna elettorale, ma da stasera le televisioni potranno già trasmettere dibattiti tra i diversi partiti. E il clima tra gli schieramenti è già surriscaldato. In una sola settimana di comizi e incontri con la popolazione - così impongono le regole della Repubblica islamica -, conservatori e riformisti (pur nelle loro diverse declinazioni e sfumature) si contenderanno il cuore di 54 milioni di elettori che, nel voto del 26 febbraio, dovranno decidere se favorire la linea di apertura al mondo, voluta dal presidente, Hassan Rohani, oppure metterle i bastoni tra le ruote. L'attuale Majlis, il nono dalla Rivoluzione del 1979, ha una maggioranza conservatrice. I riformisti sperano di scalzarla per accelerare una nuova era per l'Iran, dopo gli anni di isolamento internazionale e di embargo. Tutti, e ciascuno per la propria agenda, chiedono ai cittadini iraniani di recarsi alle urne. Oggi, il Consiglio dei Guardiani (l'organismo incaricato di vagliare la personalità politica e religiosa di ciascun candidato), dopo settimane di verifiche, bocciature, ricorsi e proteste, ha finalmente dato il via ai 6.233 "qualificati", tra cui quasi 600 donne, su 12 mila aspiranti deputati che avevano fatto domanda per il voto del 26 febbraio. Quasi in contemporanea i riformisti hanno presentato la loro lista per Teheran, megalopoli di 12 milioni di abitanti più 5 milioni di pendolari giornalieri, in cui si giocherà una parte importante della battaglia elettorale. I nomi sono indicativi per le alleanze che si sono formate nell'area pro-Rohani: guida la lista il leader riformista Mohammad Reza Aref, già vicepresidente ai tempi del moderato Mohammad Khatami. Ma ne fanno parte uomini e donne moderati o anche "conservatori moderati", come Ali Motahhari, figlio dell' ayatollah Motahhari, uno dei più stretti collaboratori di Khomeini. Aref e Motahhari si sono già presentati insieme davanti agli studenti del Politecnico di Teheran, proprio alla vigilia della campagna elettorale, chiedendo ai giovani di partecipare al voto "per evitare che si ripeta una situazione come quella del Majilis attuale". Aref ha usato toni battaglieri: "Sbaraglieremo gli avversari". Motahhari ha spiegato di essere "riformista dal punto di vista politico e conservatore da quello culturale". In attesa della pubblicazione delle altre liste, il giornale riformista Qanoon ha sferrato oggi un attacco senza precedenti contro i Guardiani della Rivoluzione, accusandoli di aver creato una sceneggiata, degna dei terroristi dell'Isis, con il loro comportamento verso i marinai statunitensi catturati lo scorso gennaio in acque iraniane. Il comandante dei Pasdaran, Mohammad Ali Jafari, ha chiesto al quotidiano "di pentirsi per il suo grave errore". "Spero che ciò non accada di nuovo", ha detto. Da parte sua, il nipote di Khomeini, Hassan Khomeini, un riformista escluso dalla possibilità di candidarsi per il Consiglio degli Esperti, organismo che sarà anch'esso eletto il 26 febbraio e avrà l'incarico di nominare la Guida Suprema, è tornato a polemizzare con i suoi avversari. "Dio punirà i tiranni", ha scritto su Istangram. Tra le scintille di una campagna che si annuncia scoppiettante, le autorità hanno annunciato che 250 mila poliziotti vigileranno sul voto.

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