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Iran e USA verso un accordo sul nucleare, ma cresce la tensione nello Stretto di Hormuz
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Trump parla di intesa «praticamente fatta» e sostiene che Teheran abbia accettato di rinunciare alle armi atomiche. Intanto i media iraniani riferiscono di esplosioni nell'area di Hormuz e del blocco di una petroliera entrata senza autorizzazione — TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
un'ora fa
Teheran: «Ancora nessuna conclusione definitiva sull'accordo con gli Usa»

L'Iran ha affermato che non c'è ancora una conclusione definitiva riguardo a un'intesa con gli Stati Uniti, dopo che il presidente americano Donald Trump aveva annullato raid previsti e annunciato il via libera della Repubblica islamica a un accordo che potrebbe essere firmato durante il fine settimana in Europa.

«Non abbiamo ancora raggiunto una conclusione in merito. La questione è al vaglio delle istituzioni competenti e, qualora si giungesse a una conclusione, ne saremo informati», ha affermato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, commentando le parole di Trump.

«La parte principale del testo dell'accordo è stata finalizzata, ma il problema è sorto quando la parte americana ha avanzato nuove richieste e modificato le proprie posizioni. Negli ultimi giorni, hanno anche cercato di imporre richieste irragionevoli all'Iran», ha detto Baghaei, secondo quanto riferisce l'agenzia di stampa israeliana Isna.

«Mentre parlano di negoziati, allo stesso tempo ricorrono alla forza e ad azioni criminali», ha detto Baghaei riferendosi agli Stati Uniti e accusandoli di avere cambiato posizione più volte fin dall'inizio del negoziato, aggiungendo che l'Iran ha dimostrato di non voler scendere a compromessi sulle sue linee rosse e sui suoi interessi nazionali.

2 ore fa
«La firma dell'intesa Usa-Iran potrebbe avvenire a Ginevra»

La possibile cerimonia di firma di un «memorandum di intesa» tra Washington e Teheran potrebbe avvenire «nei prossimi giorni» a Ginevra.

Lo riporta il sito statunitense di notizie Axios, spiegando che ieri quattro aerei C-17 statunitensi sono decollati per l'Europa trasportando «materiale per un possibile viaggio» del vicepresidente Usa J.D. Vance, che Donald Trump ha indicato come la figura incaricata di firmare l'accordo preliminare, verso la città svizzera.

Secondo un diplomatico «di uno dei Paesi mediatori» tra Washington e Teheran, che Axios cita mantenendone l'anonimato, il testo del memorandum Usa-Iran contiene accordi come «la riapertura immediata dello Stretto di Hormuz senza pedaggi» e «un alleggerimento delle sanzioni» nei confronti della Repubblica Islamica.

Inoltre, si stabilisce «un prolungamento per 60 giorni del cessate il fuoco» tra i due Paesi in conflitto, valido «anche in Libano», anche se su quest'ultimo aspetto al momento non sono indicati ulteriori dettagli. In aggiunta, il testo «comprende un quadro che affronta la questione delle scorte di uranio arricchito iraniano», anche se «qualsiasi azione riguardante il programma nucleare iraniano dovrebbe dipendere da un secondo accordo più dettagliato».

Lo stesso diplomatico ha aggiunto che Washington e Teheran si sono trovate d'accordo sul testo del memorandum, riconoscendo però che «potrebbe essere ancora necessaria un'approvazione finale».

Axios cita poi un «alto funzionario statunitense» secondo cui il presidente statunitense Donald Trump avrebbe «accettato che una delle possibili soluzioni» sulla questione nucleare sia il «declassamento (down-blending) dell'uranio altamente arricchito iraniano all'interno del Paese sotto la supervisione di ispettori delle Nazioni Unite».

Due fonti a conoscenza della situazione, scrive ancora la testata Usa, hanno poi affermato che l'intesa è stata approvata «ad alti livelli» della leadership iraniana, ma al momento «probabilmente non ancora da parte guida suprema Mojtaba Khamenei».

2 ore fa
«Le forze Usa hanno abbattuto due droni iraniani su Hormuz»

Nelle ultime ore l'Iran avrebbe «provato a colpire navi commerciali» in transito nello Stretto di Hormuz e le forze Usa hanno «abbattuto due droni d'attacco unidirezionali iraniani».

Lo riferiscono diversi media internazionali, tra questi Nbc News, citando un funzionario statunitense. «Il traffico nello Stretto prosegue», ha aggiunto la fonte citata.

2 ore fa
Iran: «L'accordo non è definitivo, noi fermi sulle linee rosse»

Secondo il Ministero degli Esteri iraniano, citato da Al Jazeera, l'accordo con Washington non è ancora definitivo.

«Il testo dell'accordo è quasi pronto - afferma la diplomazia iraniana. Avevamo già affermato che la maggior parte delle disposizioni dell'accordo erano state definite, ma la parte americana voleva aggiungere nuove richieste. Le autorità superiori esamineranno tutti gli aspetti di qualsiasi potenziale accordo e noi comunicheremo la nostra posizione a tempo debito. Le indiscrezioni riguardanti i tempi e il luogo della firma dell'accordo sono frutto di speculazioni mediatiche».

«Le argomentazioni della parte americana mirano a dimostrare che l'Iran ha ceduto alle pressioni e alle minacce - scrive ancora il portavoce del ministero Esmaeil Baghaei. I mediatori sono ora attivi e il Pakistan e il Qatar svolgono un ruolo chiave negli sforzi di mediazione. L'Iran ha dimostrato di non scendere a compromessi su quelle che ha definito le sue linee rosse. Abbiamo discusso di diversi punti con la delegazione del Qatar durante la loro visita a Teheran».

2 ore fa
Esplosioni udite a Hormuz, fermato il passaggio di una petroliera

Alcune esplosioni sarebbero state sentite questa sera nelle aree iraniane di Sirik e Bandar Abbas, sullo Stretto di Hormuz.

Lo riportano i media iraniani, che spiegano come i suoni uditi sarebbero coerenti con le azioni di controllo dell'Iran sullo Stretto di Hormuz. Secondo l'agenzia Tasnim «le forze iraniane non hanno permesso il passaggio a una petroliera fuorilegge che era entrata senza coordinamento nella zona dello Stretto».

2 ore fa
Dal lancio di «Epic Fury» alla pace vicina, le tappe della guerra

Il 28 febbraio 2026, dopo il fallimento dei colloqui di Ginevra sul nucleare iraniano fra Washington e Teheran, Usa e Israele lanciano un massiccio attacco sugli obiettivi strategici della Repubblica Islamica. È l'innesco della 'terza guerra del Golfo'.

L'operazione mira a eliminare i vertici degli ayatollah, provocando un 'regime change' che, però, non si materializza. Ucciso Ali Khamenei, i nuovi vertici iraniani, guidati dal figlio Mojtaba, mai apparso in pubblico dall'inizio del conflitto, si riorganizzano e contrattaccano, colpendo Israele, le basi Usa nella regione e le petromonarchie del Golfo.

Ecco le principali tappe della guerra

* L'INIZIO DEL CONFLITTO, 28 FEBBRAIO.
Alle 08:15 (ora di Teheran) del 28 febbraio scatta l'operazione 'Ruggito del Leone' o 'Epic Fury', nomi in codice dell'offensiva di Israele e Stati Uniti contro l'Iran. I raid colpiscono centri di comando dei pasdaran, bunker sotterranei e basi missilistiche. Viene confermata l'uccisione della Guida Suprema Ali Khamenei e di figure chiave del regime.

* L'ESCALATION NELLA REGIONE, 1 MARZO.
L'Iran risponde a quella che definisce «un'aggressione illegale» dando avvio all'operazione di rappresaglia 'Vera Promessa 4'. Lancia centinaia di droni e missili su Israele, le basi Usa in Medio Oriente e alcuni Paesi del Golfo. Hezbollah intensifica gli attacchi dal Libano meridionale contro lo Stato ebraico.

* LA CHIUSURA DELLO STRETTO DI HORMUZ, 4 MARZO.
A tre giorni dall'escalation regionale, Teheran annuncia la chiusura di Hormuz. La mossa innesca uno shock economico globale.

* CESSATE IL FUOCO E COLLOQUI DI ISLAMABAD, 8 E 11 APRILE.
Nonostante la minaccia agitata da Trump di «riportare l'Iran all'età della Pietra», Washington e Teheran siglano l'8 aprile una tregua destinata inizialmente a durare due settimane. Il Pakistan, principale mediatore, organizza a Islamabad i primi colloqui di pace diretti Usa-Iran dal 1979, a cui partecipa anche il vicepresidente Vance. Ma le trattative si arenano quasi subito sul nucleare iraniano e Hormuz.

* IL BLOCCO NAVALE AMERICANO, 12 APRILE.
All'indomani del fallimento dei colloqui, il Centcom dichiara di aver «completato il blocco navale nello Stretto di Hormuz» e il traffico via mare da e per l'Iran«.

* TRUMP CANCELLA L'ATTACCO SU TEHERAN, 18 MAGGIO.
Dopo un mese di stallo e continue schermaglie nello Stretto, Trump cancella un nuovo massiccio raid sull'Iran dopo l'intervento di Arabia Saudita, Qatar ed Emirati che avrebbero spinto Washington a evitare una nuova escalation.

* TRUMP ANNUNCIA, 'ACCORDO PRONTO', 23 MAGGIO.
Dopo una »ottima telefonata« nello Studio Ovale con i leader del Golfo e con Netanyahu, il presidente Usa parla di »un accordo ampiamente negoziato, in attesa di finalizzazione«. Ma le sue parole restano disattese.

* SI TORNA A RIVEDERE l'ACCORDO, 31 MAGGIO.
Trump chiede »modifiche significative« alla bozza di memorandum d'intesa. È il terzo ciclo di correzioni. Sale la tensione tra Usa e Israele dopo i continui raid dell'Idf in Libano.

* TRUMP STRIGLIA NETANYAHU, 2 GIUGNO.
Telefonata durissima di Trump al premier israeliano: »Sei un pazzo« .

* NOTTE DI FUOCO NEL GOLFO PERSICO, 3 GIUGNO.
Nuova escalation con l'Iran che colpisce in Kuwait e gli Usa che sferrano raid difensivi sull'isola di Qaeshm.

* NUOVO SCAMBIO DI ATTACCHI, 6 GIUGNO.
Nonostante il cessate il fuoco, il Comando centrale americano annuncia di aver colpito postazioni radar iraniane di sorveglianza costiera a Goruk e sull'isola di Qeshm. Nelle stesse ore Teheran colpisce in Kuwait e Bahrein.

* ELICOTTERO APACHE ABBATTUTO, 9 GIUGNO.
Tensione alle stelle dopo l'abbattimento da parte di Teheran di un elicottero americano. Trump annuncia una dura rappresaglia degli Stati Uniti e nella notte tra il 9 e il 10 lancia tre ondate di attacchi contro radar e contraerea iraniana. Teheran risponde con droni e missili sul Golfo.

* NUOVI RAID, 10 GIUGNO.
Il commander in chief in pressing su Teheran per la chiusura dell'accordo, parla di un Iran che 'perde tempo' annunciando nuovi attacchi che mette a segno nella notte tra il 10 e l'11.

* LA MINACCIA FINALE, POI L'ANNUNCIO DI UN'INTESA, 11 GIUGNO.
Trump minaccia una terza notte di attacchi, mettendo nel mirino nel prossimo futuro anche l'isola di Kharg e le infrastrutture petrolifere. Poi però nel tardo pomeriggio, a sorpresa, posta su Truth l'annuncio di fermarsi, lasciando intendere che c'è l'intesa per l'accordo.

3 ore fa
Raid aerei dell'Idf sulla Striscia di Gaza, due morti e diversi feriti

Due palestinesi sono stati uccisi e diversi altri feriti a seguito di raid aerei israeliani che hanno colpito località nel sud e nel centro della Striscia di Gaza.

Secondo il corrispondente dell'agenzia palestinese Wafa, aerei da guerra israeliani hanno bombardato un'abitazione vicino all'incrocio di Al-Maghrabi, in via Jamal Abdel Nasser, a sud di Gaza City, provocando un morto e diversi feriti.

In un altro episodio, un palestinese è stato ucciso e altri feriti quando un raid israeliano ha colpito un gruppo di civili a ovest del campo profughi di Nuseirat, nella Striscia di Gaza centrale, secondo quanto riferito da fonti locali.

3 ore fa
Israele: «Non siamo parte dell'intesa, ma c'è apprezzamento per Trump»

«Il presidente Trump ha parlato questa sera con Netanyahu del memorandum d'intesa in fase di definizione con l'Iran per l'avvio dei negoziati. Sebbene Israele non sia parte del memorandum, Netanyahu ha espresso il proprio apprezzamento per l'impegno del presidente Trump affinché l'accordo finale includa l'eliminazione del materiale arricchito, lo smantellamento delle infrastrutture di arricchimento, la limitazione della produzione di missili e la cessazione del sostegno dell'Iran alle sue filiali».

Così l'ufficio del primo ministro di Israele, citato ieri sera dalla stampa israeliana.

4 ore fa
Il punto alle 6:30

Mentre Donald Trump annuncia significativi progressi nei negoziati con l'Iran sul dossier nucleare, la tensione resta alta nello strategico Stretto di Hormuz, dove i media iraniani riferiscono di esplosioni e di un intervento delle forze di Teheran contro una petroliera ritenuta irregolare.

Secondo l'agenzia iraniana Tasnim, alcune esplosioni sono state udite nelle zone di Sirik e Bandar Abbas, lungo lo Stretto di Hormuz. Le autorità iraniane avrebbero inoltre impedito il transito di una petroliera definita «fuorilegge», entrata nell'area senza il necessario coordinamento con le autorità locali. I media della Repubblica islamica collegano gli eventi alle attività di controllo esercitate dall'Iran sul passaggio marittimo, cruciale per il commercio mondiale di petrolio.

Sul fronte diplomatico, Trump ha invece dipinto un quadro molto più positivo delle relazioni con Teheran. Durante un comizio virtuale, citato da Bloomberg, il presidente americano ha affermato che nell'accordo con l'Iran «abbiamo ottenuto tutto quello che volevamo» e che l'intesa sarebbe ormai «praticamente fatta».

Parole ancora più esplicite sono arrivate in un altro intervento riportato dalla CNN. Trump ha sostenuto che gli Stati Uniti abbiano «messo fine alla guerra con l'Iran» e che Teheran abbia accettato di «non dotarsi mai di armi nucleari». «Era la condizione sulla quale abbiamo insistito. Era il 95% della questione», ha dichiarato il presidente statunitense.

Dietro le quinte, tuttavia, il dialogo tra Washington e Teheran continua a procedere con modalità particolarmente complesse. Bloomberg riferisce che le comunicazioni tra le due parti richiedono spesso giorni per essere recapitate. A causa delle difficoltà nelle comunicazioni e delle misure di sicurezza adottate dalla leadership iraniana, anche un semplice messaggio WhatsApp può impiegare fino a 48 ore per raggiungere il destinatario.

Le trattative si svolgerebbero attraverso mediatori pakistani, incaricati di trasmettere le proposte americane e raccogliere le risposte iraniane mediante telefonate o incontri diretti a Teheran. Da lì, corrieri specializzati provvederebbero a recapitare i messaggi alla Guida suprema Mojtaba Khamenei, mantenendo il massimo riserbo sui movimenti e sulle comunicazioni.

L'apparente avvicinamento a un accordo sul nucleare si accompagna quindi a una situazione ancora delicata sul terreno, soprattutto nello Stretto di Hormuz, uno dei punti nevralgici per la sicurezza energetica globale.