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Iran
Iran, crescono repressione e proteste
© Screenshot video X
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Quattordicesimo giorno di proteste. Blackout di internet, decine di morti e migliaia di arresti non fermano la rivolta. Minacce di pena capitale e tensioni crescenti con Usa e Ue.

In Iran la protesta popolare entra nel quattordicesimo giorno consecutivo e continua ad allargarsi, nonostante la repressione e il blackout di internet in vigore da oltre 48 ore. Fuochi accesi nelle strade, slogan contro la Guida Suprema Ali Khamenei e cori a favore dello Scià si sono registrati in diverse città, da Tabriz a Teheran fino a Shiraz. Secondo quanto riferisce Keystone-ats, per dimensioni e durata le mobilitazioni non hanno precedenti negli ultimi tre anni. Il regime ha reagito innalzando il livello di allerta dei pasdaran, superiore persino a quello adottato durante la guerra di 12 giorni con Israele nel giugno 2025, e minacciando la pena di morte per i manifestanti, definiti “nemici di Dio”.

Morti, arresti e pressioni internazionali

La risposta delle autorità ha già provocato un bilancio pesante. Secondo l’ong Human Rights Activists News Agency, l’ultima notte di proteste avrebbe portato ad almeno 65 vittime, di cui 49 civili, e oltre 2.300 arresti. Testimonianze raccolte dalla BBC parlano di ospedali "sopraffatti" dai feriti. Intanto cresce la pressione internazionale: il presidente statunitense Donald Trump ha invitato Teheran a “non iniziare a sparare sui manifestanti", "altrimenti, inizieremo a sparare anche noi" ha aggiunto. Mentre il segretario di Stato Marco Rubio ha ribadito il sostegno di Washington al popolo iraniano. Anche l’Unione europea ha chiesto di fermare la repressione e la presidente dell’Eurocamera Roberta Metsola ha proposto sanzioni contro i pasdaran.

Appelli alla rivolta e rischio escalation

A infiammare ulteriormente la crisi sono gli appelli di Reza Pahlavi, figlio dell'ultimo Scià di Persia, che ha invitato la popolazione a intensificare le proteste e a lanciare uno sciopero nazionale nei settori chiave dell’economia per rovesciare il regime. Le autorità, dal canto loro, accusano i manifestanti di essere manovrati dall’estero, puntando il dito contro Stati Uniti e Israele. L’agenzia semi-ufficiale Tasnim ha annunciato una contro-manifestazione a Teheran per lunedì, mentre il procuratore generale Mohammad Movahedi Azad ha ribadito che i rivoltosi rischiano la forca. Secondo fonti di intelligence e diplomatiche citate nella nota, i prossimi giorni saranno decisivi: il protrarsi delle proteste potrebbe spingere il regime verso una repressione ancora più sanguinosa.