
"Il tempo della tolleranza è finito": lo ha detto oggi il capo della polizia iraniana, Esmail Ahmadi-Moqaddam, preannunciando che contro almeno alcuni degli oppositori arrestati durante le manifestazioni di piazza sarà mossa un'accusa da pena di morte, quella di "guerra contro Dio" (Moharebeh). "Accecheremo l'occhio della sedizione", ha affermato Ahmadi-Moqaddam in una conferenza stampa. "Chiunque verrà arrestato in queste manifestazioni - ha aggiunto - sarà trattato con severità, da criminale". Intanto l'alto commissario dell'Onu per i diritti umani Navi Pillay si è detta oggi "scioccata" dai "morti, i feriti e gli arresti" nel quadro della repressione contro l'opposizione in Iran. Pillay si è appellata all'esecutivo iraniano affinché cessino "le eccessive violenze delle forze di sicurezza". Nel pomeriggio decine di migliaia di persone hanno partecipato a Teheran a un raduno promosso dal regime. Manifestazioni analoghe si sono tenute anche in altre città del Paese. Slogan contro i leader dell'opposizione sono stati scanditi dalla folla. I raduni di oggi sono stati trasmessi in diretta dalla televisione di Stato, che nei giorni scorsi aveva mostrato profusamente scene dei danni provocati dagli incidenti di domenica, addossandone la responsabilità a teppisti irrispettosi della ricorrenza religiosa sciita. ATS
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