
Le violazioni dei diritti umani in Iran sono state negli ultimi mesi le peggiori da vent'anni a questa parte: lo ha detto oggi Amnesty International, presentando il rapporto stilato dopo la repressione delle manifestazioni seguite alla rielezione del presidente Mahmud Ahmadinejad, rapporto che riferisce di accuse di torture ed esecuzioni sommarie. L'organizzazione per i diritti umani chiede al leader supremo della Repubblica Islamica, ayatollah Ali Khamenei, di consentire a esperti di diritti umani dell'ONU di recarsi in Iran e contribuire a indagini su queste violazioni. Per Amnesty, finora le inchieste ufficiali "sono sembrate più preoccupate di coprire gli abusi, che di arrivare alla verità". "Membri di milizie e funzionari che hanno commesso abusi devono essere rapidamente processati, e in nessun caso dovrebbero essere compiute esecuzioni", ha dichiarato il vicedirettore dei programmi per il Medio Oriente e l'Africa di Amnesty, Hassiba Hadj Sahraoui. Secondo il rapporto, gli abusi furono diffusi, prima, durante e dopo le elezioni, quando il governo usò la milizia Basij e le Guardie della Rivoluzione per reprimere le manifestazioni. Migliaia di persone furono arrestate e decine uccise negli scontri di piazza che si protrassero per diversi giorni. Si trattò della più ampia protesta popolare dopo la rivoluzione islamica del 1979. Un ex detenuto ha raccontato di essere stato tenuto nel centro di detenzione di Kahrizak per 58 giorni, per tutto il tempo in un container con altre 75 persone, e di aver avuto contatti con la propria famiglia solo 43 giorni dopo l'arresto. Un uomo ha detto di essere stato picchiato e bruciato con le sigarette, mentre ci sono state denunce di minacciati stupri. Nel rapporto si parla anche dello studente di informatica Ebrahim Mehtari, che fu accusato di "lavorare su Facebook" contro il regime: "Fui picchiato sul viso - racconta - Mi bruciarono con le sigarette sotto agli occhi, sul collo, minacciarono di fucilarmi e mi umiliarono". Dopo cinque giorni, aggiunge, firmò una falsa confessione e fu abbandonato, semisvenuto e insanguinato, sul ciglio di una strada. L'Iran, in passato, ha respinto critiche sullo stato dei diritti umani nella Repubblica, affermando che questi attacchi sono motivati politicamente. La BBC ricorda però che Khamenei, dopo la fine dei disordini, ammise che c'erano stati limitati abusi ed ordinò la chiusura di Kahrizak. Tuttavia, dopo quella mossa, c'è stata tolleranza zero verso il dissenso. "Chiunque sia arrestato o detenuto deve essere protetto dalla tortura e dai maltrattamenti, chi è arrestato per le proprie opinioni dev'essere rilasciato e coloro che vengono condannati da processi ingiusti - tra cui i processi-show che ridicolizzano la giustizia - devono avere una revisione del processo, o essere liberati", ha chiesto Sahraoui. Ma le speranze che qualcosa cambi sono modeste: nelle ultime settimane ci sono stati 90 arresti per prevenire altre proteste, secondo quanto dice la stessa Amnesty. ATS
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