
Annuncio a sorpresa del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, quando mancano tre giorni alla presentazione del suo nuovo governo in Parlamento. "Metterò - ha detto alla televisione di stato - tre donne nel mio governo". Si tratta di una prima assoluta nella trentennale storia della Repubblica Islamica. Una donna ministro, Farrokhroo Parsa, c'è già stata in Iran all'epoca dello Scià ma i capi della Rivoluzione Islamica, nel 1980 l'avevano fatta giustiziare. Ora Ahmadinejad annuncia di voler cambiare repentinamente rotta, probabilmente nel tentativo di togliere punti all'opposizione moderata che, durante e dopo la campagna elettorale per le presidenziali del 12 giugno, ha fatto della lotta alla discriminazione delle donne nel Paese uno dei suoi più importanti cavalli di battaglia. Alla televisione Ahmadinejad ha fatto due nomi e ha detto che mercoledì al Parlamento proporrà "l'avvocato Fatemeh Ajorlou per il ministero degli Affari sociali e la docente universitaria e medico Marzieh Vahid Dastjerdi per il ministero della Salute". Poi ha aggiunto: "Almeno un'altra donna sarà nominata". La 'rivoluzionaria' presenza femminile va ad aggiungersi alla nomina di un numero "senza precedenti" di giovani ministri, preannunciata da Ahmadinejad già dopo la cerimonia del giuramento, lo scorso 5 agosto. Oggi il presidente - rieletto in contestate votazioni seguite da manifestazioni di piazza, violenta repressione con morti e feriti, centinaia di arresti e ora processi di massa ("illegali" secondo tutti i leader dell'opposizione) - agli iraniani ha spiegato che "con le elezioni presidenziali numero 10, abbiamo dato il via ad una nuova era ... Le condizioni sono completamente nuove e il governo vedrà grandissimi cambiamenti". Ma mentre l'opposizione continua ad attaccarlo sui suoi siti, anche i mugugni nel campo conservatore più estremista continuano: in molti avevano chiesto ad Ahmadinejad di consultare il Parlamento prima di presentare la lista dei ministri. Così non è stato e tra i nominati di oggi il presidente ha inserito in diversi posti di primo piano suoi candidati. Tra gli altri Heydar Moslehi, rappresentante della Guida Suprema Alì Khamenei nella milizia integralista dei basiji, al ministero dell'Informazione. E Alì Akbar Mehrabian, considerato poco esperto da buona parte del Parlamento, al ministero dell'Industria. Sembrano così in parte disattese le richieste di 202 dei 290 deputati, firmatari di una lettera in cui esortavano il presidente a scegliere solo ministri "competenti", "rivoluzionari" e "di provata esperienza". E mercoledì il Parlamento voterà la fiducia (é sufficiente la maggioranza semplice) su ogni nome. Intanto oggi Mir Hossein Mussavi, uno dei candidati sconfitti alle presidenziali, ha annunciato di aver dato vita alla 'Via verde della speranza': sarà questo d'ora in avanti il nome del suo movimento d'opposizione che intende continuare a contestare la vittoria di Ahmadinejad. "La via verde della speranza - ha spiegato Mussavi - vuole difendere le legittime richieste del popolo e far sì che i suoi diritti siano garantiti ... Il colore verde è il simbolo di questo cammino ... formato da un gran numero di reti sociali costituitesi in modo autonomo e indipendente". La repressione va comunque avanti. Stamane si è aperto nel Tribunale rivoluzionario di Teheran il processo a un terzo gruppo di persone arrestate durante le manifestazioni post elettorali: ventotto oppositori da due mesi in carcere, senza avvocati difensori e quasi certamente con la condanna già decisa. ATS
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

