
Sono l'ex presidente dell'Istituto per le opere di religione (Ior), la "Banca vaticana", Angelo Caloia e l'ex direttore generale Lelio Scaletti, insieme all'avvocato Liuzzo per concorso, gli indagati nell'inchiesta per peculato aperta in Vaticano in relazione ad operazioni immobiliari avvenute nel periodo 2001-2008. Lo confermano all'agenzia di stampa italiana Ansa fonti vaticane. Allora la "banca" vaticana disponeva di un patrimonio immobiliare che valeva circa 160 milioni di euro e che si decise di mettere in vendita. Dalle verifiche interne condotte dall'Istituto dall'inizio dell'anno scorso - apprende l'ANSA - è emerso che quel patrimonio di immobili sarebbe stato "svenduto", con la cessione dei beni a prezzi molto bassi e l'applicazione di tariffe per compensi professionali molto alte. Secondo l'indagine in corso, in alcuni casi dietro le società compratrici ci sarebbero stati gli stessi Caloia, Scaletti e Liuzzo. Una volta rivenduti a prezzi di mercato, quindi molto maggiori, gli immobili avrebbero fruttato, a danno dello Ior, un guadagno di almeno 50-60 milioni di euro. Tutti e tre gli indagati hanno ancora dei conti allo Ior nei quali, all'atto del sequestro eseguito un mese fa, sono stati bloccati circa 17 milioni di euro, ritenuti dagli inquirenti frutto del presunto peculato nella compravendita degli immobili. Gli investigatori vaticani sono anche alla ricerca del resto dei presunti proventi illeciti e, se sarà necessario, si potrebbe procedere anche tramite rogatoria internazionale con le autorità italiane.
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