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Ucraina
Inviato del Papa coinvolto in una sparatoria, illeso
Keystone-ats
4 anni fa
Il cardinale Krajewski si era recato a Zaporizhia per consegnare aiuti umanitari, quando si è trovato coinvolto in uno scontro a fuoco

L'inviato del Papa in Ucraina, il cardinale elemosiniere Konrad Krajewski, insieme a due vescovi, uno cattolico e uno protestante, e accompagnato da un soldato, oggi ha caricato il suo pulmino di aiuti e si è inoltrato dove "oltre i soldati non entra più nessuno" perché i colpi si fanno più fitti. In una delle tappe previste il gruppo è stato raggiunto da colpi d'armi da fuoco e il cardinale, insieme agli altri, si è dovuto mettere in salvo: "Per la prima volta nella mia vita non sapevo dove fuggire... perché non basta correre, bisogna sapere dove", ha detto a Vatican News parlando da Zaporizhia. Il cardinale sta bene.

Il "braccio della carità" di Francesco

Il cardinale Konrad Krajewski è in Ucraina, su missione del Papa, per la quarta volta da quando è iniziata la guerra. Krajweski è il 'braccio della carità' di Francesco: si occupa in prima persona degli ultimi portando aiuti e anche rischiando la vita, come accaduto in Ucraina. Durante l'epidemia di Covid non si è mai risparmiato, contraendo il virus tanto seriamente da essere stato ricoverato al Policlinico Gemelli. Molti lo ricordano per avere riallacciato la luce (con le sue competenze anche tecniche) in uno stabile di Roma che era stato occupato abusivamente.
Il Papa lo ha inviato diverse volte in Ucraina. In uno di questi viaggi ha portato in dono una ambulanza guidandola fino a Kiev personalmente. Il prefetto del Dicastero per il Servizio della Carità è stato anche a Leopoli e in altri centri. In questa ultima missione, che è in corso in questi giorni, è stato a Odessa, poi a Zaporizhzhia, con l'intenzione di raggiunge Kharkiv.

La consegna è stata effettuata

"Oggi è un giorno particolare - dice ai media vaticani - perché sono nove anni da quando il Santo Padre mi ha scelto come Elemosiniere e da quando sono stato ordinato vescovo". Era infatti il 17 settembre 2013 quando ha ricevuto la consacrazione episcopale in una Messa celebrata presso l'Altare della Cattedra nella Basilica Vaticana, alla presenza di Papa Francesco. E proprio in questo 17 settembre, forte del mandato del Papa che lo ha inviato perché sia vicino e di aiuto concreto ai bisogni della gente che sta vivendo la tragedia assurda della guerra, insieme a due vescovi, uno cattolico e uno protestante, e accompagnato da un soldato, si è spinto molto vicino alla prima linea, dove si è trovato coinvolto in una sparatoria.
Tutto alla fine è andato bene e gli aiuti sono stati consegnati fino all'ultimo, anche i rosari benedetti dal Papa: chi li riceveva subito li metteva intorno al collo. Un giorno particolare, in questo anniversario della sua consacrazione episcopale: un giorno di guerra che il cardinale definisce "senza pietà", per la quale, come già nella sua ultima missione durante il Triduo pasquale, aveva detto "mancano le lacrime e mancano le parole". Oggi ai media vaticani ribadisce: "Si può solo pregare e ripetere: Gesù confido in te!".