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Estero
Inquinanti: concentrazioni sorprendentemente elevate nelle Alpi
Redazione
17 anni fa

Le concentrazioni di molte sostanze inquinanti poco degradabili, tra cui anche prodotti velenosi non più commerciati in Europa da decenni come il DDT, sono sorprendentemente elevate nelle Alpi. Secondo uno studio internazionale il fenomeno si spiega con l'effetto di barriera esercitato dalle montagne nei confronti delle correnti atmosferiche. L'impatto di queste sostanze tossiche sulla salute dell'uomo non è chiaro. I ricercatori - svizzeri, tedeschi, austriaci, italiani e sloveni - hanno raccolto campioni di sedimenti, suolo, vegetali e aria in numerosi punti dell'arco alpino cercando di rilevare in modo mirato una trentina di classi di sostanze tossiche. Oltre che con l'effetto di barriera, l'accumulazione più elevata dei vari inquinanti in quota rispetto al fondovalle si spiega con il freddo, dice all'ATS Norbert Kräuchi, dell'Istituto federale di ricerca per la foresta, la neve e il paesaggio (FNP), che ha partecipato al programma di ricerca. "Analogamente alla rugiada che copre l'erba dopo una notte fredda", a basse temperature le particelle inquinanti rimangono più facilmente incollate alla vegetazione e al suolo, spiega Kräuchi. Inoltre in montagna le precipitazioni sono mediamente più abbondanti che nelle zone di pianura. Nei campioni sono stati rilevati insetticidi, come Mirex e DDT, che in Europa centrale non sono mai stati utilizzati o che non vengono più impiegati da decenni. Le concentrazioni di DDT in quota sono fino a dieci volte superiori a quelle dei fondovalle. Globalmente le analisi hanno rilevato la presenza in montagna di quasi tutti i 30 gruppi di prodotti ricercati, indica il rapporto finale dello studio. Gli inquinanti come il DDT sono stati raccolti anche nell'aria e negli aghi delle conifere. Ciò significa che essi vengono tuttora accumulati nelle Alpi, dopo essere stati trasportati per migliaia di chilometri nell'atmosfera. I ricercatori hanno messo in evidenza grosse differenze regionali nel tenore delle sostanze velenose: un riflesso della storia locale delle emissioni nocive, spiega Kräuchi. Ad esempio nelle Alpi orientali sono risultate particolarmente elevate le concentrazioni di alcuni prodotti utilizzati come ignifughi, mentre in quelle occidentali è stato riscontrato un alto tenore di PCB, impiegati in passato in vari ambiti tecnici. La ricerca evidenzia anche aspetti positivi legati al divieto di determinate sostanze nocive: negli aghi delle conifere sono ad esempio state misurate concentrazioni di diossina dieci volte inferiori a quelle di dieci anni or sono. Quale sia la pericolosità per la salute dell'uomo è difficile da valutare, aggiunge Kräuchi. Attraverso funghi, selvaggina e pesci gli inquinanti possono giungere sulla tavola, ma gli effetti non sono chiari. È dunque importante continuare a monitorare la situazione. Vista l'origine degli inquinanti soluzioni al problema vanno ricercate a livello internazionale, aggiunge il ricercatore. ATS

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