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Estero
Infanta Cristina incriminata non rinuncerà a status regale
Redazione
13 anni fa

L'Infanta Cristina di Spagna non intende divorziare né rinunciare ai diritti di successione, cercando così di salvare il prestigio della Casa reale, che lei ha trascinato nella bufera con il "caso Noos", in cui da ieri è incriminata. Il legale Miquel Roca sta preparando il ricorso contro il provvedimento di 227 pagine emesso nei confronti della Duchessa di Palma dal giudice istruttore di Palma di Maiorca, José Castro. Obiettivo: cercare di impedire che sia costretta a deporre sul banco degli imputati. Da parte sua, il titolare dell'inchiesta si è detto fiducioso che questa volta l'Audiencia Provincial di Palma respingerà il ricorso e non s'opporrà alla citazione in giudizio, come fece già in maggio, quando annullò una sua precedente citazione per concorso nei presunti affari illeciti del marito, l'ex nazionale di pallamano Iñaki Urdangarin. Alla soglia della pensione, integerrimo, schivo, il giudice che da tre anni indaga alle Baleari sugli affari illeciti di Undargarin e la consorte, non ama le conclusioni affrettate. Come dimostra il provvedimento, emesso dopo 9 mesi trascorsi a passare al setaccio conti correnti, carte di credito, dichiarazioni dei redditi e posta elettronica di Cristina di Borbone. Citata in aula il prossimo 8 marzo perché, spiega il magistrato, "i personaggi pubblici sono chiamati a osservare una condotta speciale", di fronte a una legge uguale per tutti. A Cristina, titolare col marito della società Aizoon, che la magistratura indica come impresa di facciata per riciclaggio del danaro pubblico indebitamente drenato da Urdangarin attraverso l'Istituto di promozione sportiva Noos, il magistrato vuol chiedere conto di spese personali fatturate, da un servizio di piatti da 1.741 euro, al corso di merengue "nel domicilio familiare", dai 3 milioni di euro per ristrutturare il lussuoso palazzetto di Pedralbes, ai "contratti al nero" della servitù, i vestiti dei figli, i viaggi a New York per il musical "Re Leone" o a Roma per la finale di Champions Barcellona-Manchester, e così via. Un elenco impietoso di spese che assomma a "una doppia frode": evasione delle imposte sui redditi ed erosione della base imponibile delle imposte sulle società, oltre al riciclaggio di fondi pubblici. Secondo il magistrato, doña Cristina avrebbe "partecipato attivamente" per "ripulire il denaro pubblico ottenuto da Noos attraverso contratti fittizi. Descritta dai media come "ostinata" e innamorata", ora appare determinata a non rinunciare al campione che le rubò il cuore nel 1996, il borghese conosciuto a una cerimonia del Comitato Olimpico. Per lui ha accettato di essere cancellata dalla web e dagli atti ufficiali della Corona, per lui, ha continuato a vivere pericolosamente. E ora difende i suoi diritti di successione, che le assegnano il settima posto in linea ereditaria dopo il principe Felipe, le sue due figlie, la sorella Elena e i due figli di quest'ultima.

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