
È di tre morti, due militanti islamici e un poliziotto, il bilancio dello scontro a fuoco scoppiato stamani a New Delhi quando gli agenti hanno fatto irruzione in un appartamento nella zona sud orientale di Delhi, Jamia Nagar, enclave musulmana nei pressi della Jamia Islamia, l'università islamica della capitale indiana. Secondo la polizia uno dei militanti uccisi, Atif alias Bashir, è uno degli organizzatori degli attentati che hanno causato 21 morti a Delhi sabato scorso. Nell'appartamento c'erano almeno cinque persone, ritenute dagli agenti terroristi legati all'Indian Mujahidin, il braccio armato del Simi (Student Islamic Movement of India), messi fuorilegge perché ritenuti responsabili di numerosi attentati. I due movimenti, oltre ad aver rivendicato gli attentati di New Delhi, si sono attribuiti la responsabilità anche di quelli di Ahmedabad, Surat e Bangalore lo scorso luglio, e di Jaipur a maggio, con un bilancio complessivo di oltre 100 morti. Due dei presunti terroristi sono riusciti a scappare, un altro è stato arrestato. L'irruzione da parte delle forze di sicurezza è frutto delle indagini della polizia che sta cercando di fare luce sugli attentati di Delhi. Gli investigatori sono convinti che a pianificarli sia stato Abdus Subhan Qureshi, meglio conosciuto come Taquir, incolpato anche di altri attentati. I cinque militanti sorpresi dall'irruzione, secondo gli agenti, erano suoi luogotenenti e stavano preparando altri attentati, forse anche a Delhi. Il poliziotto ucciso è il sovrintendente Sharma, che ha guidato l'irruzione di stamani: raggiunto al corpo da tre proiettili, è morto successivamente in ospedale. La polizia tiene ora sotto torchio l'unico arrestato. ATS
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