
Almeno 60 persone sono morte e altre 300 sono rimaste ferite a causa delle inondazioni provocate dalle forti piogge abbattutesi in nottata a Leh, la principale città della regione buddista del Ladakh, conosciuta come il "piccolo Tibet" e situata nello stato settentrionale indiano di Jammu e Kashmir. Tra le vittime non si segnalano turisti stranieri che si solito in questa stagione estiva affollano la località himalayana famosa per i monasteri buddisti e per il trekking. Secondo una televisione indiana, sono circa 10'000 i senzatetto. Le piogge torrenziali, abbastanza inconsuete per la zona desertica che si trova ad un'altitudine di oltre 3'000 metri, hanno distrutto diversi edifici, causato frane e interrotto le comunicazioni telefoniche. Molte persone sono state travolte dai detriti delle proprie case mentre dormivano. "Finora abbiamo recuperato 59 corpi", ha detto l'ispettore generale della polizia Farooq Ahmed all'agenzia Ians. Ci sarebbero tuttavia decine di dispersi, probabilmente intrappolati nelle case crollate. Grazie alla presenza dell'esercito, che ha numerose basi nella regione confinante con Pakistan e Tibet, i soccorsi sono scattati immediatamente. Circa 6'000 militari ed elicotteri sono al lavoro per soccorrere i sopravvissuti e riaprire le due strade di accesso alla vallata provenienti da Srinagar e da Manali. Le autorità stanno cercando anche di riaprire l'aeroporto e riparare la pista di atterraggio resa inagibile a causa degli allagamenti. ATS
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