
Il guru indiano Gurmeet Ran Rahim dovrà scontare venti anni in carcere, e non dieci come le fonti legali avevano comunicato. È quanto è emerso dalla pubblicazione della sentenza di condanna per gli stupri di due sue seguaci. Uno dei suoi avvocati difensori, S.K. Gark, ha spiegato alla tv CnnNews18 che "l'equivoco è nato per aver ritenuto che il giudice avesse stabilito due condanne di dieci anni da scontare contemporaneamente, mentre invece esse erano consecutive". Nel corso del dibattito odierno svoltosi in una sala della prigione di Rohtak trasformata in tribunale in cui accusa e difesa hanno ribadito le loro posizioni, rispettivamente per il massimo e il minimo della pena prevista, il guru ha ammesso le proprie responsabilità chiedendo clemenza al giudice. Poco dopo la sentenza, sia l'accusa rappresentata da un avvocato della polizia criminale (Cbi) sia la difesa hanno annunciato l'intenzione di presentare appello alle Alte Corti degli Stati di Haryana e di Punjab. Al termine dell'udienza Ram Rahim, capo dell'associazione socio-spirituale Dera Sacha Sauda, in preda ad una evidente disperazione, ha denunciato un malore e avvertito che il governo sarà responsabile di quanto può accadergli. Ma due visite mediche hanno escluso particolari problemi fisici, per cui le procedure per trasferire il condannato in carcere sono continuate. Per il momento non si registrano problemi di ordine pubblico, ma gli occhi delle forze dell'ordine e dei media sono puntati su Sirsa, in Haryana, dove si trova il quartier generale dell'organizzazione Dera Sacha Sauda, e dove si sono radunati 20'000 adepti del guru, alcuni dei quali forse armati. Il governatore dello Stato di Haryana ha convocato una riunione di emergenza del suo governo sui temi dell'ordine pubblico, temendo il ripetersi delle violenze di venerdì. Dopo la diffusione la settimana scorsa della sentenza di condanna, migliaia di adepti della associazione socio-spirituale, guidata dal santone, si sono abbandonati a violenze di ogni genere in Haryana, Punjab e Rajasthan, scontrandosi con agenti e soldati, con un bilancio di 36 morti, oltre 350 feriti, 1000 arrestati e ingenti danni.
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