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Estero
India: genitori 12enne bruciata viva, vogliamo giustizia
Redazione
13 anni fa

È un atroce grido di dolore, e una promessa quella dei genitori della ragazza indiana stuprata e bruciata viva a Calcutta, anzi poco più di una bambina se è vero, stando a quanto emerge, che aveva 12 anni e non 16 come riferito in un primo momento. Il padre e la madre ammettono che non troveranno pace fino a quando giustizia non sarà fatta. "Fino al mio ultimo respiro, l'unico obiettivo della mia vita d'ora in poi è che sia fatta giustizia", dice alla Bbc il padre della giovane indiana, mentre la madre della ragazza rivela la disperata richiesta rivoltale dalla figlia agonizzante: "Assicuratevi che chi mi ha fatto questo venga impiccato". Resta sotto shock e in preda alla rabbia l'India per questo nuovo estremo episodio di violenza, ad un anno dalla tragedia della ragazza violentata a morte da un branco su un autobus a New Delhi. Al momento sono otto gli uomini arrestati per quel brutale episodio dalla Polizia accusata insieme alle autorità di non aver fatto abbastanza. La vicenda della ragazzina stuprata e bruciata a Calcutta è venuta alla luce dopo che in un primo momento la morte della ragazza era stata trattata come un suicidio. Sarebbe emerso subito dopo invece che le era stato deliberatamente dato fuoco, dai suoi aggressori, per impedirle di denunciarli. Per due volte, ad ottobre, era stata stuprata dal branco a Kolkata, la vecchia Calcutta. Ma quella violenza non era bastata. I suoi aggressori l'avevano poi sottoposta a minacce, insulti, altre violenze. Con una tenacia che aveva reso un incubo la vita già spezzata di quella che era praticamente una bambina. Aveva infatti appena 12 anni, secondo quanto rivelato dal quotidiano The Hindustan Times, e non 16 come sembrava in un primo momento, stando ad ai documenti della scuola dello Stato settentrionale del Bihar che aveva frequentato e che che aveva registrato come sua data di nascita il 5 febbraio 2001. Il padre, un tassista, si era trasferito con la famiglia in una città a 40 km da Calcutta solo da cinque mesi per permettere alla figlia di frequentare scuole migliori. La ragazza era stata stuprata da sei giovani il 25 ottobre una prima volta e poi il giorno dopo dallo stesso 'branco', quando con il padre si era recata dalla polizia a denunciare il crimine. Quasi due mesi dopo, il 23 dicembre scorso, la ragazza era stata ricoverata in ospedale con gravi segni di ustioni e in fin di vita. Dramma nel dramma, l'autopsia praticata martedì sul cadavere ha rivelato che al momento del decesso la ragazza era incinta di un mese. Il feto è stato prelevato per esami del Dna che potrebbero essere utili alle indagini. Eppure lei aveva parlato. Nonostante la sofferenza atroce, in un momento di lucidità, il 29 dicembre, la giovane fa agli agenti nomi e cognomi di due degli stupratori (Minta Sil e Ratan Sil) che, racconta, le hanno dato fuoco trovandola sola in casa. Due giorni dopo, gli organi interni smettono di funzionare, le infezioni dovute alle ustioni si propagano e la studentessa muore. La notizia si diffonde immediatamente e lo stesso 31 dicembre migliaia di manifestanti, aderenti al Partito comunista, intellettuali e esponenti della società civile, scendono in piazza. (

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