
E' stato segnalato uno sviluppo nel caso di sfruttamento del territorio che da almeno due anni contrappone una popolazione dell'India ad un gigante dell'industria mineraria la Vedanta: un ente governativo britannico ha appena dato ragione all'etnia Dongria Kondh che si oppone all'apertura di una miniera di bauxite in una montagna che gli indigeni considerano sacra. L'ente, incaricato di promuovere linee-guida per gruppi internazionali adottate dall'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), ha accolto un ricorso di Survival international, noto come il "Movimento per per i popoli indigeni": fra l'altro ha stabilito che il britannico Vedanta "non ha rispettato i diritti e le libertà dei Dongria Kondoh" i quali si battono per difesa della montagna che sorge nello Stato dell'Orissa. Vedanta, quotata a Londra per estrazioni di metalli come zinco, rame e ferro appunto in India ma anche in Zambia e Australia, non ha commentato la bocciatura annunciata l'altro ieri. Dal canto suo Survival International ha dichiarato di sperare che, dopo il giudizio dell'ente britannico, Vedanta cambi idea in merito a quello che a suo dire rappresenta "uno dei più noti progetti minerari del mondo". Già due anni fa, proprio per motivi etici, la Norvegia aveva ritirato propri fondi pubblici dal gruppo Vedanta già allora accusato di causare gravi danni all'ambiente e di violare diritti umani in India attraverso - venne sostenuto motivando il ritiro - aggressioni o trasferimento forzato di popolazioni locali. ATS
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