
"Chi si abbandona alla violenza e pretende di farsi giustizia da solo verrà severamente punito": lo ha assicurato oggi il primo ministro indiano Narendra Modi in allusione ai disordini seguiti venerdì all'annuncio della condanna per stupro del guru Gurmeet Ram Rahim. I disordini hanno avuto un bilancio di 36 morti, 350 feriti e ingenti danni in varie città degli Stati di Haryana e Punjab e anche nella capitale New Delhi. Nel corso della sua trasmissione radiofonica settimanale 'Maan ki Baat', il premier non ha nominato esplicitamente la condanna del guru e le azioni violente dei membri dell'associazione socio-spirituale Dera Sacha Sauda, ma ha ricordato che "l'India è la terra di Lord Buddha, del Mahatma Gandhi e di Sardar Patel e nessun atto di violenza è quindi accettabile". "Quanti si abbandonino ad atti violenti per farsi giustizia da sé - ha concluso - saranno severamente puniti, chiunque essi siano". Intanto è grande l'attesa per il momento in cui domani i giudici dello speciale tribunale istituito dalla polizia criminale (Cbi) preciseranno dalla prigione di Rohtak, dove l'imputato si trova da venerdì, l'entità della pena inflittagli per lo stupro di due giovani seguaci ('Sadhvis') nel 2002, e che potrà essere da un minimo di sette anni di carcere all'ergastolo. Si temono nuove violenze perché decine di migliaia di sostenitori del guru si sono raccolti a Sirsa, in Haryana, nel quartier generale dell'associazione, in attesa dell'annuncio dei giudici.
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