
Prosegue la messa in sicurezza dell'area di Como, dopo il grande incendio che ha colpito il monte Goj ieri, nel pomeriggio. Nella mattinata di oggi sono stati impiegati anche due canadair, affiancati dagli elicotteri, per estinguere definitivamente il rogo. Il grosso dell'intervento si è svolto durante la notte; tra ieri ed oggi sono stati oltre 300 tra volontari e militi ad essere mobilitati. Sulla piazza d'armi di Como sono stati adibiti due pozzi provvisori, da cui gli elicotteri si sono potuti rifornire d'acqua. Non solo: da qui si è svolto il coordinamento degli enti di pronti intervento.
«Una guerra di trincea»
Sul posto era presente anche il sindaco Alessandro Rapinese: «Si è iniziato fin da subito a cercare di contrastare il fuoco. Lo si è fatto finché i mezzi hanno potuto volare, dopodiché è stata una guerra di trincea, realmente una guerra di trincea. Io non ho fatto neanche il militare, ma per quello che posso aver visto nei vari documentari c'erano decine e decine di vigili del fuoco, quasi 100, che centimetro per centimetro cercavano di proteggere le abitazioni affinché non si propagasse tramite i tetti di legno». Al mattino sono poi giunti i rinforzi dal cielo, che sono proseguiti oltre mezzogiorno: «gli sforzi stanno andando avanti. Ci sono i canadair che io definisco l'antibiotico, nel senso che vanno a largo spettro. Dopodiché abbiamo gli elicotteri che hanno una portata che è inferiore a un decimo, ma è molto più precisa. Di conseguenza interrompono il propagarsi in alcuni punti specifici», prosegue Rapinese.
«Nulla di paragonabile» che si ricordi
La metafora militare rende l'idea della portata dell'incendio: «Io vivevo in uno dei punti dove una quarantina di anni fa c'è stato un rogo, ma non era minimamente paragonabile a quello che sta avvenendo in queste ore», spiega il sindaco. Ci sono però anche delle notizie positive: «mi permetto di sottolineare che comunque sono felice, nel senso che nessuno si è ferito né tra gli operatori né tra i civili e nessun bene, nessuna immobile ha preso fuoco. Questi sono gli obiettivi primari della protezione. Ovvio che siamo molto interessati anche all'ambiente ma per il momento, considerando quello che poteva succedere, sono contento così», afferma Rapinese.

