
Sono giorni ormai che il Sud Italia deve lottare contro gli incendi che non cessano di divampare. Solo da domenica, gli interventi dei vigili del fuoco nel sud del Paese hanno toccato quota 3'232. Di questi, 1'414 sono avvenuti in Sicilia. Due notti fa la giornalista siciliana Dina Lauricella ha dovuto lasciare casa sua a Mondello e ha raccontato la sua esperienza tramite un post su Facebook. A Ticinonews ci siamo fatti raccontare quello che ha vissuto e spiegare cosa potrebbe esserci dietro a questi incendi.
La chiamata in piena notte
“Martedì notte verso la 1:30 ci hanno chiamati per dirci che i focolai che avevamo già visto nel pomeriggio erano cresciuti e stavano conquistando gran parte del territorio”. Lauricella ci ha infatti raccontato di aver fatto un giro in auto e di aver visto questi fuochi, “ma la situazione non sembrava così grave per le abitazioni”. Arrivano le 3:30 e si iniziano a sentire le sirene delle ambulanze: “Dietro casa l’aria era già irrespirabile, ho provato a fare un giro in auto ma non sono riuscita ad allontanarmi più di tanto perché effettivamente vedevamo queste fiamme che correvano come cavalli infuocati”. L’aria tossica e i vestiti che iniziavano a pizzicare hanno subito fatto capire alla giornalista che era urgente lasciare la casa. "Sono momenti che fai fatica a comprendere perché cerchi di prendere tutte le cose che ti servono, ma non hai la lucidità di capire. Mentre te ne vai pensi che ti stai mettendo in salvo, ma al contempo realizzi che nel tuo appartamento non ci entrerai mai più. È una cosa scioccante”. Fortunatamente, il vento ha poi deviato il corso delle fiamme “e la nostra casa è rimasta intatta, ma il danno ambientale, ecologico e umano è davvero inquantificabile”.
Capogallo e Palermo
A Mondello si trova la riserva naturale di Capogallo, “dove ora la fauna è distrutta e ci sono stati dei morti”. Ma la situazione ora è grave anche a Palermo, “perché ha preso fuoco la montagna in cui c'è una discarica, per cui il rischio di ossina è altissimo”. Lauricella ci ha anche raccontato che oggi, nel centro storico del capoluogo siciliano alcuni suoi amici sono dovuti uscire con la mascherina, “e lo fanno perché l'aria è pungente”.
Due grandi responsabilità
“Tutto questo non può che fare una grandissima rabbia, perché sappiamo che questi incendi avvengono tutti gli anni, perciò non sono casuali: sono sempre per mano umana (dolosa o colposa)”. Lauricella sostiene inoltre che gli interventi arrivano sempre tardivamente e in questo senso ci sono “due responsabilità gravissime: la prima è da parte dei nostri governanti, perché la manutenzione boschiva è iniziata a maggio, quindi tardissimo”. In Sicilia ci vuole davvero poco per far divampare degli incendi di dimensioni importanti, “inoltre avevamo il personale dei vigili del fuoco ridotto, perché si è deciso di mandare 130 uomini in pieno agosto per un corso di aggiornamento a Roma”. A questo va poi aggiunta l’età avanzata dei collaboratori, “quindi è una situazione molto grave che non viene affrontata in alcun modo”.
“Emergenza? Io non la chiamerei così”
Dina Lauricella ha poi affermato di non ritenerla un’emergenza in quanto ormai è una situazione che si verifica tutti gli anni e che quindi sarebbe necessario intervenire in tempo. “Ma c'è anche un secondo problema che cozza parecchio con le parole del Ministro della protezione civile, nonché ex governatore della Sicilia, che ha parlato di tropicalizzazione del clima: io confermo perché non sono una negazionista, ma qui non si tratta di autocombustione. C'è infatti dietro un gioco di ricatto da parte dei lavoratori precari della forestale, che in questo modo garantiscono nella maggior parte dei casi il loro lavoro. Ogni anno sembra sempre una sorpresa, intanto fette di territorio e beni culturali vengono distrutti, così come le vittime umane. Questo lascia una sensazione di rabbia infinita”.

