
Vladimir Putin, non è un segreto per nessuno, vuole che la sua Russia sia sempre più liberticida e conservatrice.
Si spiega così la legge da lui voluta sullo stoccaggio dei dati, un passo che va verso il controllo statale del web. Le conseguenze negative sono lampanti, sia dal punto di vista della libertà democratica (il blogger Alexei Navalni, per esempio, è finito ai domiciliari) ma anche da quello economico: il sito dalla Raec, l'associazione russa delle comunicazioni elettroniche, fa notare come in paesi ove si è adottata una legge simile vi siano state partenze di importanti servizi.
La legge, approvata ieri in seconda e terza lettura, obbliga tutte le società di comunicazione online, anche quelle straniere e colossi come Facebook, Twitter e Microsoft, a conservare sul territorio russo ogni dato personale degli utenti, a partire dal 1 luglio 2016.
ONG, operatori del settore e oppositori hanno già fatto sentire la loro voce, dichiarandosi contrari.
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