
Il taxi ci lascia alla fine del viale che porta a piazza Jamaa el Fna. Ci incamminiamo verso quello che è il cuore pulsante di Marrakech.Accanto a noi una fila di carrozze in attesa di turisti. Alziamo lo sguardo e prende forma lo scenario che fino a poche ore prima avevamo visto solo in fotografia.Impressionante. Il primo piano dell'Argana, il ristorante che domina la piazza, è completamente sventrato. Tutta la zona è transennata e protetta dalla Polizia. Petali di rosa e corone di fiori rendono omaggio alle vittime del dramma che si è consumato proprio qui, pochi giorni fa.Ci avviciniamo ai negozi che confinano con il ristorante e Mohamed ci racconta "Ho sentito un boato incredibile, pensavo che fosse un terremoto. Poi ho visto il sangue, i feriti. Sono corso subito in aiuto, ho visto cose che non posso descrivere."Mentre intervistiamo Mohamed attorno a noi si raduna un gruppo di gente. Ascolta le risposte, annuisce quando il nostro interlocutore parla dell'impatto sul turismo "I turisti non devono avere paura di venire a Marrakech. Ci hanno colpito perchè siamo un paese aperto all'occidente. Se ci lascerete da soli; il terrorismo avrà vinto." Camminiamo tra venditori d'acqua e incantatori di serpenti. Ci guardiamo attorno. Le terrazze che si affacciano sulla piazza sono deserte e capiamo che da giovedi qualcosa è cambiato. Una mano crudele ha spezzato l'incantesimo della città delle "Mille e una notte." Marrakech è una città ferita ma ora vuole ritornare a vivere.CR
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