
Oscar Pistorius "pregava, era in lacrime, era straziato", e disperato "implorava Reeva di non morire": così l'atleta sudafricano, tutto sporco di sangue e con la fidanzata morente in braccio, è stato trovato in casa sua la notte di San Valentino del 2013 da Johan Stander, un amico e vicino di casa che è stata la prima persona ad accorrere in casa sua dopo l'omicidio della modella. Stander oggi ha deposto in aula per la difesa alla riapertura del processo di Pretoria dopo la sospensione di due settimane per il periodo di Pasqua.
Stander, che è l'amministratore del complesso di villini di Silver Woods Estate, dove viveva anche Pistorius, era stato chiamato per primo dall'ex campione di atletica alle 03:18 di quella notte sul cellulare: "Ti prego, ti prego, ti prego, vieni a casa mia. Ho sparato a Reeva. Pensavo che fosse un intruso. Ti prego, ti prego, ti scongiuro, vieni subito", ha raccontato in aula. E poi ha riferito dell'incontro: "Lo sforzo disperato per salvare la vita della ragazza...quando la implorava di restare viva...quando pregava Dio di farla vivere... Quella mattina ho visto la verità. L'ho vista e la sento".
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

