
"Non saprei come esprimermi, credo che sia lontano dall'essere un vero e proprio trattato di pace e che sia piuttosto astratto e ambizioso". È questo il commento di Federica Frediani, docente dell’Usi e responsabile del Middle East Mediterranean Summit, sul piano per fermare la guerra a Gaza targato Donald Trump e accettato dal premier israeliano Benjamin Netanyahu.
Le altre criticità
Inoltre, aggiunge l'esperta, "il presidente statunitense ha dato ad Hamas 3-4 giorni per accettare il piano, ma bisogna verificare l'interesse di Hamas nel cercare una soluzione". Ma non è tutto, perché "non sono ancora chiare le condizioni concrete per il ritiro delle truppe israeliane da Gaza e quali garanzie deve dare Israele per riportare e mantenere il cessate il fuoco". Un altro elemento che va chiarito riguarda "la gestione di Gaza dopo il ritiro di Israele".
"Netanyahu non ha fatto i conti con il suo governo"
Il premier israeliano, continua Frediani, "si è detto favorevole al piano Usa senza aver fatto i conti con il suo gabinetto di guerra e il suo governo potrebbe non essere contento delle condizioni dettate dall'amministrazione Trump". Infine, "bisogna capire che tutto questo processo di distruzione di Hamas non porterà a una eradicazione totale dell'Organizzazione. Questo è un altro aspetto con cui bisognerà fare i conti".

