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Il Nobel per la pace a Narges Mohammadi
L'accademia reale svedese delle scienze ha assegnato il premio all'attivista iraniana per la sua lotta contro l'oppressione delle donne in Iran.

Il Nobel per la pace è stato assegnato a Narges Mohammadi "per la sua lotta contro l'oppressione delle donne in Iran e la sua lotta a favore dei diritti umani e della libertà per tutti". L'attivista iraniana è vice-presidente del Centro per la difesa dei Diritti Umani e si trova attualmente in prigione nel suo paese. "La sua coraggiosa lotta ha comportato enormi costi personali", sottolinea l'accademia reale svedese delle scienze. "Complessivamente, il regime l'ha arrestata 13 volte, condannata cinque volte, per un totale di 31 anni di carcere e 154 frustate". 

Chi è Narges Mohammadi

Narges Mohammadi è nata a Zanjan il 21 aprile 1972. Negli anni ’90, quando era una giovane studentessa di fisica, si distingueva già come sostenitrice dell’uguaglianza e dei diritti delle donne. Dopo aver concluso gli studi, ha lavorato come ingegnere ed editorialista per diversi giornali riformisti. Nel 2003 è stata coinvolta nel Centro per la difesa dei Diritti Umani di Teheran, un'organizzazione fondata dal premio Nobel per la pace Shirin Ebadi. Nel 2011 Mohammadi è stata arrestata per la prima volta e condannata a molti anni di reclusione per i suoi sforzi volti ad assistere gli attivisti incarcerati e le loro famiglie.

Il suo impegno contro la pena di morte

Due anni dopo, dopo il suo rilascio su cauzione, Mohammadi si è concentrata su una campagna contro l’uso della pena di morte. L’Iran è da tempo tra i paesi che ogni giustiziano la percentuale più alta dei propri abitanti. Solo da gennaio 2022, più di 860 prigionieri sono stati puniti con la morte in Iran. Il suo attivismo contro la pena di morte ha portato a un nuovo arresto nel 2015 e a una condanna ad ulteriori anni dietro le sbarre. Dopo il suo ritorno dalla prigione, ha iniziato a opporsi all’uso sistematico da parte del regime della tortura e della violenza sessuale contro i prigionieri politici, soprattutto donne, praticata nelle carceri iraniane.