
Alla conferenza del Bürgenstock sono presenti circa 500 giornalisti, tra cui Luca Faranda del Corriere del Ticino, che a Ticinonews ha parlato dell'atmosfera che si respira e delle aspettative della comunità internazionale per l'evento.
"La pace è ancora lontana. Le proposte russe sono distanti da ciò che vuole Zelenksy. La Svizzera ha sempre sottolineato che qualsiasi accordo dovrà essere basato sul diritto internazionale e la tematica dei territori, ritenuta centrale, non verrà probabilmente nemmeno affrontata". Come leggere, per contro, la mossa della Russia, che ha reso note delle condizioni per un possibile processo di pace, pur non essendo presente? "Mosca sente la presenza di una conferenza che non è inutile. Putin a sua volta ha voluto mettere pressione alla comunità internazionale. Significa che la conferenza ha smosso qualcosa".
Sebbene il percorso per la pace sia lungo e tortuoso, Farandra sottolinea alcuni segnali positivi emersi. "La presenza degli stati del sud globale era centrale. È positivo che ci siano Brasile, seppur solo come uditore, India, Sud Africa, che era in dubbio, Emirati Arabi Uniti. L'idea della Russia di isolare alcuni di questi paese evidentemente non è stata un successo".
Il clou del summit è previsto per domani. "Ci saranno delle sessioni dei lavori di gruppo per affinare gli ultimi dettagli e forse poi una dichiarazione comune. Infine si chiuderà con delle conferenze stampa: prima la plenaria, poi quelle di Zelenksy e di Cassis".
I giornalisti, ha raccontato, sono liberi di muoversi nello spazio media, dove sono stati accompagnati stamattina con degli shuttle. Ma non è possibile alcun contatto coi politici.

