
I leader del G7 evitano, almeno formalmente, la spaccatura ma non trovano l'accordo quasi su nulla. E lasciano del summit di Charlevoix un'immagine di impotenza e debolezza. Eccetto il limatissimo documento finale, restano le distanze sui temi più importanti. Lo ha detto chiaramente Angela Merkel: non abbiamo risolto "i problemi nel dettaglio, abbiamo opinioni differenti dagli Usa". E lo ha ribadito il presidente francese Emmanuel Macron. "La dichiarazione sul commercio non risolve tutti i problemi". In realtà, rispetto ai toni apocalittici del primo giorno qualcosa è cambiato. Lasciando il vertice in anticipo per evitare nuove frizioni sul cambiamento climatico, Trump ha usato toni più concilianti nei confronti dei partner del G7. Ma sui dazi imposti dal primo giugno non è arretrato di un millimetro. Anzi, ha fatto un salto in avanti, mandando un messaggio chiaro ai partner europei: "Se pensano a rappresaglie stanno compiendo un errore". Le rappresaglie, in realtà, sono già pronte e Trump lo sa bene: su 180 prodotti, tra i quali molti simboli del "made in Usa" come le Harley Davidson e i jeans Levi's, dal 21 giugno scatteranno tariffe supplementari del 25%. Trump, come nel suo stile, dopo aver avvertito i partner ha anche lanciato una proposta di segno completamente opposto. "Il commercio dovrebbe essere libero da tariffe, barriere e sussidi", ma i dazi devono cadere "per tutti", ha detto. Un'amnistia generale da contrapporre a una guerra commerciale senza precedenti.
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